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Karma cafe: decisamente ci meritiamo tutto questo!

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Karma cafe

Nelly, bellissima, sorridente, Venere color cioccolato,  proponeva i piatti dalla sua Costa d’Avorio nel tranquillo localino dietro casa mia. La giornata intera passata a cucinare da sola sul retro, con il sottofondo di Radio Popolare, si interrompeva solo per servire ai banconi da take away, sotto l’ipnotico inseguirsi di bianco e nero dell’arazzo “l’occhio della strega”,  il suo cus cus con le verdure, lo spezzatino di manzo e zucca, i gamberoni speziati… Con Nelly ho capito che cosa significa cucinare e che cosa significa mangiare, tanto che spesso andavo a trovarla da sola per poter gustare i suoi piattini in mistico silenzio interiore e ad occhi chiusi.

All’improvviso, un giorno di qualche tempo fa, passando davanti ai tre gradini del suo negozio, mia figlia ad io abbiamo trovato un cartello e abbiamo letteralmente pianto: “Eravate in molti, ma non abbastanza. L’avventura di Le Canary per ora finisce qui. Grazie a tutti“.

Oh Nelly, con la tua calma, con l’arrotata erre francese della tua pronuncia e i colori accesi e contrastanti che inaspettatamente accoglievano sulla soglia del tuo Le Canary, dove sei?

Perché il nostro Karma ci infligge ora, al posto tuo, la pizza al trancio, le patatine coperte di ketchup e gli squallidi hot dog di un locale giallo e rosso simil-Mac Donald’s la cui insegna untuosamente recita “Il Mangione”?! Perché il mito dell’abbondanza sul quale abbiamo costruito la nostra idea di vivere civile continua a vincere sull’amore, sulla qualità e sul tempo dedicato? Non l’abbiamo ancora capito che il troppo non porta da nessuna parte, che il troppo non solo ingrassa, ma consuma e spreca e non da niente in cambio, se non una panza bella piena e un cervello bello vuoto?!

Continuiamo così: buon Alka-seltzer a tutti!

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Ciao! Sei connesso o sei in contatto?

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Quest’estate il caso (almeno credo) mi ha portato per due mesi esatti al mare.

Dal 1 luglio al 1 settembre senza alcuna connessione: nessun portatile, nessun I-phone o tablet, niente wireless; niente e-mail, niente facebook o pinterest o anobii o polyvore o twitter o groupon; niente wordpress.

Senza alcuna disperazione, né crisi di astinenza ho ben presto scoperto la differenza tra l’essere connessi e l’essere in contatto con il mondo:

nessun post cui prestare attenzione, nessun link da esplorare, nessuna immagine da scaricare, nessun “mi piace” da cliccare… Le informazioni mi arrivavano dal piede che posava sulla sabbia umida o rovente e giocava con i suoi granelli, dal polpaccio che testava la temperatura dell’acqua, dalle narici che inalavano l’aria fresca del mattino in bicicletta, dallo stomaco che mi segnalava quando era ora di focaccia, dal palmo della mia mano che accarezzava la nuca di mia figlia per sentire se scottava troppo sotto il sole, dalle gambe fresche e felici e libere nell’azzurro del mare, dal corpo stanco e accaldato che cede al sonno del dopo pranzo, dalle orecchie che percepivano il ritmico respiro della marea nel silenzio dell’alba e del tramonto, dagli occhi, infine, che invece di essere fissi su uno schermo ipnotizzante, vagavano curiosi a cercare il contatto col mondo e i suoi abitanti.

Beauty is Truth

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Sto riempiendo la mia vita di cose belle:

  • al secondo piano di un palazzo anni Venti di Milano, progettato dal Portaluppi, si visita l’appartamento che fu dei coniugi Boschi, collezionisti d’arte, ingegnere in Pirelli lui, Antonio, e ceramista lei, la bionda e sportiva Marieda. Le stanze sono una meraviglia di luminosità d’epoca: luce dal grande bow-window, luce dai lampadari Venini con i loro pastelli violetti e verde giada, luminoso il parquet color biondo miele, luminosa persino la graniglia che riveste i pavimenti dell’ingresso e dei locali di passaggio… E poi i De Chirico, i Fontana, i Sironi, Piero Marussig, Remo Brindisi: ovunque  gioia per gli occhi, arricchimento emotivo e  fonte di ispirazione creativa;

  • in una viuzza che se non la conosci non la trovi, non lontano da Casa Boschi Di Stefano, s’incontra The Small, un minuscolo market restaurant con dodici coperti più un paio di tavolini sulla strada. Qui la coppia di veri e propri collezionisti di pezzi d’arredo e di stoviglie mai uguali tra loro e’ composta da Alessandro e Marco che fanno di ogni portata, e persino di un caffè macchiato, un evento creativo;

  • tre donne, tre amiche, tre sorrisi specialissimi, tre storie: dolce Doris e pepata Eduarda con cui ho condiviso il ricco percorso d’arte del novecento italiano e radiosa Claudia che ha sperimentato con me la cucina di The Small.

Bellezza è Verità, Verità è Bellezza, questo solo sulla Terra sapete, ed è quanto basta – Seguendo Keats, sto riempiendo la mia vita, i miei occhi, la mia mente di bellezza, come una cura disintossicante nell’attesa della guarigione dal grigio, dalla noia, dalla polvere, dall’opacità, dall’ottusità, dalla ripetitività, dall’arroganza dell’ambiente accademico in cui mi trovavo fino a un paio di mesi fa.

Ora mi sto concedendo il lusso del tempo per ricercare, creare e assaporare la bellezza in tutte le sue manifestazioni: questa per il momento è la mia Verità… non chiedetemi altro…

La Signora Loa e la sigaretta

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Farmer's Market

La Signora Loa è il mio appuntamento del giovedi mattina.

Davanti alla sua bancarella Coldiretti sfodera sorriso, panza rotonda e le coloratissime verdure del suo orto: c’è la lollo in cespi verdi e violetti, i rossi pomodorini della sua serra, i mazzetti arancioni delle carotine, il rosa cipria delle ovette fresche di giornata. E poi ancora: la rassicurante rotondità della zucca mantovana, la disordinata pungente freschezza dell’insalata paesana, la lattea consistenza del cavolfiore, la robusta presenza delle patate color giallo terra e la promettente sapidità delle verdissime erbette.

L’angolo dei dolcetti fatti in casa, ogni settimana diversi, affianca eleganti vasetti di marmellata chiusi con fili di rafia naturale e piccoli mix di sale ed erbe fini per insaporire tutti i piatti.

Arrivo presto, prima che i meravigliosi cestini inizino a svuotarsi, e mi godo lo spettacolo;  la Signora Loa impartisce lezioni di cucina dalle ricette della sua nonna austriaca ed io, mentre spiega il trucco per le patatine fritte croccanti fuori, ma morbidissime dentro, mi sorprendo ad immaginarla indaffarata, tra un panetto di strutto e un ragù sul fuoco, in un cucinone di campagna come quelli di una volta, con un paio di gatti che le si attorcigliano intorno e fuori dalla finestra l’eterna nebbia fitta del suo agro lodigiano…

L’idillio si è interrotto bruscamente giovedi scorso quando la Signora Loa, parlando al suo fedele pubblico di massaie di ritorno – tra cui la sottoscritta – si è accesa una sigaretta.

E allora ho realizzato che il mio carrello della spesa sarà anche un carrello “a km zero” che parla dello stile di vita responsabile di chi evita gli ipermercati e si dimentica dove ha parcheggiato l’auto più di un mese prima, ma che gli alimenti di stagione che contiene vengono pur sempre da una delle zone a più alta concentrazione di inquinanti d’Italia!

Perciò, cara (in tutti i sensi) Signora Loa, ci vediamo giovedi. Pero’ questa volta mi fermerò anche alla bancarella accanto alla sua a comprare un chilo di cime di rapa pugliesi, le arance da Enna, le banane Del Monte e, pensi un po’, persino l’aglio che viene direttamente dalla Cina…

Let’s get paranoid 3

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Fast

C’e’ la crisi economica.

Le aziende private e gli enti pubblici non assumono e non reintegrano il personale mancante per pensionamento, maternità o altro.

Chi rimane è costretto a lavorare in una costante situazione di sotto-organico.

Chi rimane (fortunato possessore di un lavoro) deve pertanto produrre di più, sempre più in fretta e subendo sempre maggior pressione da parte della dirigenza.

Non solo il lavoro si svolge ad un ritmo sempre più rapido, ma anche la mente stessa incomincia a muoversi ad un ritmo sempre più rapido.

Una mente che galoppa diviene facile preda di emozioni negative come la collera e la paura.

Senza le adeguate condizioni di tranquillità, la nostra mente difficilmente riesce a provare la compassione, la tenerezza e l’amore.

Senza amore si perdono la pazienza, la gentilezza e il rispetto.

La fretta offusca anche la capacità di giudizio.

Il discernimento viene sostituito da decisioni improvvise, non vagliate con oculatezza.

Alle decisioni meditate si sostituiscono i riflessi condizionati.

L’uomo diventa macchina.

La persona non pensa più, non crea più nulla di nuovo. Viene di continuo ripetuto il già fatto e il già visto.

Ciò che viene prodotto (l’articolo di un quotidiano, un cartellone pubblicitario, un programma televisivo, un servizio all’utente allo sportello postale, una ricerca scientifica, …) perde in qualità, in valore intrinseco, perché deriva dalla coazione di pensiero e non dalla libertà del singolo.

Ma come possiamo uscire dalla crisi se continuamo a produrre oggetti e servizi scadenti; se siamo privi di idee perché perché siamo stati privati del tempo per pensare?!

La risposta paranoide che mi sono data è che forse proprio non c’è la volontà di uscirne: non è infatti molto più comodo avere a disposizione corpi che vivono in modo quasi automatico, che ripetono senza soluzione di continuità la stessa reazione al medesimo impulso?! Non è forse più comodo avere a disposizione consumatori che cercano la risposta al disagio di non avere più alcuno scambio con la propria anima nelle droghe, nei farmaci, nell’alcol, nel fumo, nel cibo in eccesso, negli acquisti in eccesso, nella pornografia, nel ripetersi di relazioni interpersonali depauperanti e dannose o in qualsiasi altra ossessione o comportamento compulsivo?

Ma con ogni probabilità si tratta solo di un pensiero paranoide…

P.S.: questo post è dedicato a Laura, un’amica, una persona molto bella e intelligente che sta lottando per non essere stritolata dagli ingranaggi della catena di montaggio in cui si trova.