Archivi tag: Pronoia e’ l’antidoto alla paranoia

Pose

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Click

Perché quell’espressione sempre uguale a se stessa? quella faccia volutamente impassibile, il volto duro, lo sguardo vuoto, perso,  la mascella rigida, i muscoli contratti, il sorriso di parata, il collo teso…

Chi stiamo cercando di essere? Quale maschera indossiamo? Quale parte ci hanno affidato?

Di qualsiasi genere sia il set in cui ci troviamo, oggi ho una buona notizia per tutti: il fotografo s’e’ preso una pausa e nessuno è in agguato con il cellulare.

E allora: vai con le smorfie!

Sberleffi al mondo, boccacce all’universo e magari anche la linguaccia guardandoci allo specchio.

uh uh

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Ciao! Sei connesso o sei in contatto?

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Quest’estate il caso (almeno credo) mi ha portato per due mesi esatti al mare.

Dal 1 luglio al 1 settembre senza alcuna connessione: nessun portatile, nessun I-phone o tablet, niente wireless; niente e-mail, niente facebook o pinterest o anobii o polyvore o twitter o groupon; niente wordpress.

Senza alcuna disperazione, né crisi di astinenza ho ben presto scoperto la differenza tra l’essere connessi e l’essere in contatto con il mondo:

nessun post cui prestare attenzione, nessun link da esplorare, nessuna immagine da scaricare, nessun “mi piace” da cliccare… Le informazioni mi arrivavano dal piede che posava sulla sabbia umida o rovente e giocava con i suoi granelli, dal polpaccio che testava la temperatura dell’acqua, dalle narici che inalavano l’aria fresca del mattino in bicicletta, dallo stomaco che mi segnalava quando era ora di focaccia, dal palmo della mia mano che accarezzava la nuca di mia figlia per sentire se scottava troppo sotto il sole, dalle gambe fresche e felici e libere nell’azzurro del mare, dal corpo stanco e accaldato che cede al sonno del dopo pranzo, dalle orecchie che percepivano il ritmico respiro della marea nel silenzio dell’alba e del tramonto, dagli occhi, infine, che invece di essere fissi su uno schermo ipnotizzante, vagavano curiosi a cercare il contatto col mondo e i suoi abitanti.

Let’s Get Paranoid: Taboo for You!!

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No Ice Cream for you! You're on Diet!!!

Se mi presentano una valigia piena zeppa di soldi e mi dicono che posso prendere tutti i bigliettoni che voglio entro pochi minuti perché poi il tesoro sparisce, è chiaro che cercherò di arraffare il più possibile.

Se invece mi dicono che quella valigia non solo rimarrà per sempre, ma, per quanti euro io prelevi, sarà sempre piena zeppa, è assai probabile che non mi comporterò con ingordigia, anzi forse agirò persino con oculatezza, prelevando solo in modo commisurato ai miei reali bisogni.

La metafora è chiara: se prevedo penuria, faccio scorte alimentari (l’abbuffata); se invece sono certa che non mi mancherà mai niente, riesco ad ascoltare i messaggi del mio corpo. Nel secondo caso sicuramente mangio meno e in modo più sano ed equilibrato! Di conseguenza nel lungo periodo riesco a mantenere la forma fisica o persino a perdere peso, se il mio organismo ne ha bisogno.

La prima cosa sbagliata che fa una dieta, infatti, è elencare una serie di tabu (di solito grassi e carboidrati). Questi diventano così i cibi verso i quali ci rivolgiamo in tutti quei momenti extra-dieta nei quali ci sentiamo liberi dalla costrizione del regime alimentare. Che cosa succede allora? Mangiamo oltre le nostre necessità e riprendiamo i chili persi per poi dover tornare alla dieta per porvi rimedio.

Oltre al peso psicologico che questo meccanismo innesca, anche dal punto di vista dell’organismo e del dimagrimento è ormai noto che, non solo non funziona, ma che è anche controproducente. Si tratta dell’effetto yo-yo, noto anche come “ciclicità del peso”. Il processo così definito ha inizio con una dieta ipocalorica che, nel breve periodo, consente di conseguire una perdita di peso corporeo, ma che non è efficace nel mantenimento della perdita di peso nel lungo periodo. Questo anche perchè l’aumento di peso dopo un regime dietetico tende ad andare a carico della sola massa grassa, modificando il rapporto tra massa magra (muscoli) e massa grassa a favore di quest’ultima. Ne consegue quindi un guadagno di chili extra (tutto tratto da Wikipedia).

Ecco perchè il mondo occidentale è pieno di persone a dieta, che conoscono in teoria l’abc di un’alimentazione sana, ma che sono perennemente in sovrappeso.

Allora forse è proprio il caso di buttare nella spazzatura non i cibi tabu che abbiamo nella dispensa, bensì le teorie scientifiche con le quali hanno riempito pagine e pagine di giornali, riviste e rotocalchi, con le quali hanno rimpolpato vacui palinsesti televisivi negli ultimi 50 anni e con le quali stanno adesso invadendo il web.

Buttiamo tutta la teoria accademica e torniamo alla pratica, ovvero all’ascolto attento delle nostre sensazioni fisiche, emozioni, bisogni e preferenze.

Connettiamoci con noi stessi, invece che essere perennemente in rete.

Non e’ facile, ma è l’unico modo che abbiamo per diventare farfalla e non semplicemente un bruco più magro!!!

Se ti interessa l’argomento leggi tutti i miei post nella categoria “alimentazione”.

Let’s Get Paranoid: mi abbuffo perché sono a dieta.

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No Diet, Please

Più si avvicina l’estate, più l’ossessione si fa follia!

Leggo sul portale “VivereDonna.it”: “Sempre e solo una cosa accomuna noi donne… la costante voglia di dimagrire e perdere peso…“. Segue un lunghissimo elenco cliccabile di “tutte le migliori diete veloci dal successo garantito” disponibili oggi sul mercato “così potrai scegliere la dieta perfetta, fatta apposta per te“: la dieta Last Minute del panino, la dieta Veloce dei Tre Giorni, la dieta HCG (500Kcal/giorno + inizioni di ormoni); la dieta della sigaretta (accendere sigarette ad oltranza piuttosto che mangiare), la dieta Americana (tante proteine, zero condimenti), la dieta Drenante, la dieta Senza Sale, la dieta del Lunedi (perdi 1 Kg in 1 giorno), la dieta Metabolica (4 giorni senza carboidrati)… in tutto ben 47 diverse proposte in vista della famigerata prova costume!

Sicuramente la signora in poltrona nell’immagine qui sopra le avrà già provate tutte!

Ma non è ancora chiaro che le diete sono un business miliardario?! Allora smettiamo di cascarci!

Si, di cascarci, perché, oltre a dare i nostri soldi alla già fin troppo “nutrita” industria farmaceutica (dove finiscono tutti gli euro spesi in prodotti light, edulcoranti, pillole dimagranti, beveroni, tisanoreiche…), le diete non solo non mantengono affatto quello che promettono, ma ci fanno ingrassare!

Una dieta, anche la più personalizzata prescritta da un medico, è per definizione un regime di privazione.

Quante volte abbiamo sentito affermare “oggi mangio, tanto settimana prossima prendo appuntamento dal dietologo”, oppure “comincio la dieta lunedi, così oggi posso mangiare”? E “mangiare” di solito significa abbuffarsi, senza alcun ascolto alle nostre sensazioni fisiche di appagamento o di appetito, senza alcun ascolto alle nostre preferenze alimentari del momento: “avrei voglia di frutta, ma siccome tra poco mi metterò a dieta, ordino una millefoglie”.

La dieta modifica i nostri pensieri in questo senso. Fa perdere l’approccio spontaneo al cibo come nutrimento. Terrorizzati dalla penuria che ci aspetta con il regime dimagrante, facciamo il pieno in anticipo. Oppure, sopportato un periodo più o meno lungo di privazioni alimentari per rimettersi in forma in vista dell’estate, di un matrimonio, di una festa importante… ci rifacciamo poi ampiamente con gli interessi (tipico di solito della privazione a maggio/giugno cui  segue l’ingrasso estivo con happy hour, cocktail sulla spiaggia, pizze, fritti, birre e gelati a crepapelle).

L’effetto yo-yo che ne deriva è ormai ampiamente riconosciuto.

E allora? Allora basta, per favore!

L’unico modo per uscire da questa spirale è rifiutare tutte le regole date a priori e re-imparare ad ascoltarsi. Di che cosa ho voglia? Di che cosa sento il bisogno? Ho veramente fame? E’ veramente buono? Mi piace davvero? Lo sto mangiando perchè mi hanno insegnato che non si lascia niente nel piatto? Lo sto mangiando perché non voglio deludere chi l’ha preparato? Lo sto mangiando per non doverlo buttare?

Queste sono le domande che dobbiamo farci, insieme a quella, un po’ paranoica ma forse utile, che è “chi ci guadagna?”

Le risposte possono essere le più svariate, una sola è sicuramente vera: “Io no!”

Let’s Get Paranoid: Siamo tutti malati di diete e perché le diete non funzionano

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Dieting doesn't work

Mettetevi comodi.

Si, mettetevi comodi: scendete per un attimo dai tacchi e allentate quel bottone in vita un po’ troppo comprimente o il nodo alla cravatta e… respirate!

Pronti a godervi lo spettacolo?

Già, lo spettacolo: quello di un bimbo alle prese con le sue prime pappe, i primi piattini, i primi gusti e, ovviamente, le sue prime preferenze. I primi “SI” e i primi “NO”.

Sputacchia disgustato o apprezza compiaciuto. E’ tutto molto semplice: piacere-gratificazione o repulsione-allontanamento.

A parte qualche macchia sul vestito, tutto funziona a meraviglia!

E allora perché con noi non funziona così? Ho fame, mangio. Mi appetisce, lo provo. Lo assaggio, mi piace, lo finisco. Non ho appetito, non mangio. Non mi piace, lo lascio. Mi piace ma mi sento sazio, lo allontano.

Che cosa si è frapposto tra noi e questo copione così basic, ma anche così efficace?

Risposta: la cultura. Non siamo più capaci, sembra, di seguire il nostro istinto, non diamo più fiducia alle sensazioni del nostro corpo, non diamo seguito ai suoi messaggi. E invece di ascoltare quello che la natura ci dice, prestiamo orecchio unicamente alle mille voci di una società decadente ossessionata dall’alimentazione, dal cibo e, soprattutto, dalle diete.

Siamo tutti perennemente a regime a qualsiasi età e anche quando non ne avremmo affatto bisogno: la Dukan, la Zona, la dissociata, la pentadieta, … Prima o poi, tornerà, per amore del vintage, anche la dieta punti delle nostre mamme. E se anche non seguiamo un vero e proprio regime stabilito sulla carta, riempiamo i nostri carrelli di cibi alleggeriti, o presunti tali, ci gonfiamo di yogurt snelli, sostituiamo il pasto con barrette plastificate, eliminiamo alcuni alimenti o, peggio ancora, interi gruppi alimentari, esageriamo col caffè perché tanto non ha calorie, saltiamo i pasti, componiamo menu monotematici di solo frutta o solo verdura… E poi c’è la spirale del “dovrei mettermi a dieta”, “incomincio lunedi”, “oggi è festa e quindi posso mangiare oltre misura”, “ho sgarrato un pochino, tanto vale che mi lasci andare del tutto” …

Ovunque in famiglia, al mercato, in ufficio, in spiaggia, ai giardinetti, su facebook, sembra che tutti sappiano perfettamente come nutrirsi per essere belli, sani, in forma, vitali. In teoria.

Insomma, il quadro che ne viene fuori a me sembra questo:

  • poche persone hanno bisogno di seguire un regime controllato e/o di escludere del tutto alcuni cibi (per obesità, intolleranze, allergie, presenza di patologie gravi);

  • sia le persone che sono in sovrappeso, sia quelle che non hanno problemi col girovita vivono perennemente controllate a tavola. Le prime non dimagriscono (o dimagriscono e poi riprendono i kg smaltiti e anche qualcuno di più); le altre vivono comunque male, instaurando un pessimo rapporto con se stessi, col proprio corpo e con uno dei grandi piaceri della vita;

  • ci sono quindi i malati reali e i “malati di dieta”;

  • per questi ultimi le diete non funzionano, anzi generano una pericolosa e autoalimentante forma di ossessione che nei casi peggiori vediamo sfociare in disturbi ossessivo-compulsivi (le tristemente note anoressie e bulimie), e nella maggior parte dei casi intristiscono la nostra tavola e la nostra vita con dubbi, timori e sensi di colpa.

Che cosa fare per uscire da questa cornice così penalizzante per tutti?

Io, che appartenevo alla categoria “malati di dieta” anche se perfettamente in forma, sono tornata ad immaginare il bimbo che sperimenta i sapori per la prima volta. Ho eliminato tutte le idee preconcette, le mediazioni, quello che mi avevano passato, tutto quello che avevo letto, quello che avevo sentito in tv. E ho provato a tornare alle origini.

Alle origini io ci ho trovato VENERE e MARTE!

Venere, il principio del piacere puro, dell’accogliere, il “SI”; Marte, l’archetipo del combattere, dell’allontanare, il “NO”.

Li lascio parlare, sto a sentire che cosa mi suggeriscono in cucina e ai fornelli…

Mi concentro su quello che provo anche solo al pensiero di un cibo.

Se mangio solo ciò che davvero desidero (Venere) e allontano quello che in quel momento non mi piace o non mi appetisce o mi è di troppo (Marte), finisco per mangiare meno (a volte anche meno di quello che prevederebbe una dieta scritta appositamente per me), e finisco per sentirmi bene e in pace con me stessa. Sempre.

Il cibo è energia e nutrimento per il mio organismo e il mio organismo è competente, mi parla, sa molto meglio di me di che cosa ha bisogno e che cosa deve evitare in ogni momento.

Inoltre io non sono mai uguale a me stessa: cambio in continuazione con le ore del giorno, con le stagioni, con il clima, con il ciclo mensile, con quello che mi succede nella vita, forse anche con le fasi lunari. Questi mutamenti sono imprevedibili per me, figuriamoci per un dietologo o per chiunque voglia prescrivermi un regime dato a priori.

Oggi, molto semplicemente, davanti ad ogni piatto visualizzo la mia Venere che si spende solo per il puro piacere e per nessun’altra considerazione di ordine pratico o di convenienza e visualizzo il mio Marte che è in grado di dire di no in modo secco e deciso. E, sorpresa, ho scoperto che il più delle volte Venere ha voglia di re-mineralizzante frutta secca o di una rinfrescante spremuta di pompelmo, di un vitaminico centrifugato, di un pezzetto di parmigiano o di un semplicissimo riso in bianco; mentre Marte è in grado di  allontanare anche la più lussuriosa e pannosa torta di cioccolato.

Ehi, non ci avevo pensato: quasi quasi brevetto il metodo e lo chiamo “La dieta Marte e Venere“, ci scrivo libri, tengo conferenze in giro per il mondo e faccio soldi a palate!!!

L’ultimo posto al mondo dove vorresti essere… eppure ci sei…

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Those days...

Frequentemente la vita è stata disegnata nella mia mente come la traiettoria percorsa da una freccia. Lineare, se incontra un bersaglio, o a parabola discendente se la sua corsa non arriva a conoscere ostacoli. Ma comunque rapida, veloce e dal destino segnato dal braccio che l’ha scoccata e dall’occhio che ne ha impostato la direzione. Una partenza, un viaggio, una conclusione.

Chiudo gli occhi e provo a sentire che cosa ho dentro.

Onde. Solo onde. Onde di un mare a momenti liscio come una tavola, a momenti appena increspato in superficie, a tratti nero di onde altissime che sembrano trascinare in vortici, profondità e abissi inesplorati. E poi ancora azzurro-verde di una disperata e immota bonaccia.

Ecco io vedo solo mare nella mia vita e la vita come un mare.

E adesso so che l’unico modo che ho per solcarlo, anche se credo di conoscere e l’approdo e la rotta, è nell’amare le sue tempeste così come i suoi venti favorevoli, il buio delle sue profondità, così come i suoi luminosi riverberi.

Beauty is Truth

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Sto riempiendo la mia vita di cose belle:

  • al secondo piano di un palazzo anni Venti di Milano, progettato dal Portaluppi, si visita l’appartamento che fu dei coniugi Boschi, collezionisti d’arte, ingegnere in Pirelli lui, Antonio, e ceramista lei, la bionda e sportiva Marieda. Le stanze sono una meraviglia di luminosità d’epoca: luce dal grande bow-window, luce dai lampadari Venini con i loro pastelli violetti e verde giada, luminoso il parquet color biondo miele, luminosa persino la graniglia che riveste i pavimenti dell’ingresso e dei locali di passaggio… E poi i De Chirico, i Fontana, i Sironi, Piero Marussig, Remo Brindisi: ovunque  gioia per gli occhi, arricchimento emotivo e  fonte di ispirazione creativa;

  • in una viuzza che se non la conosci non la trovi, non lontano da Casa Boschi Di Stefano, s’incontra The Small, un minuscolo market restaurant con dodici coperti più un paio di tavolini sulla strada. Qui la coppia di veri e propri collezionisti di pezzi d’arredo e di stoviglie mai uguali tra loro e’ composta da Alessandro e Marco che fanno di ogni portata, e persino di un caffè macchiato, un evento creativo;

  • tre donne, tre amiche, tre sorrisi specialissimi, tre storie: dolce Doris e pepata Eduarda con cui ho condiviso il ricco percorso d’arte del novecento italiano e radiosa Claudia che ha sperimentato con me la cucina di The Small.

Bellezza è Verità, Verità è Bellezza, questo solo sulla Terra sapete, ed è quanto basta – Seguendo Keats, sto riempiendo la mia vita, i miei occhi, la mia mente di bellezza, come una cura disintossicante nell’attesa della guarigione dal grigio, dalla noia, dalla polvere, dall’opacità, dall’ottusità, dalla ripetitività, dall’arroganza dell’ambiente accademico in cui mi trovavo fino a un paio di mesi fa.

Ora mi sto concedendo il lusso del tempo per ricercare, creare e assaporare la bellezza in tutte le sue manifestazioni: questa per il momento è la mia Verità… non chiedetemi altro…

Una questione di dovere

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Lettura di Pollyanna a mia figlia prima di dormire. Arrivo al punto in cui, impertubabile, la severissima zia Polly ha appena elencato all’attonita nipote tutta una serie di compiti quotidiani per il completamento della sua buona educazione:

Pollyanna gridò con sgomento:

-Oh, zia Polly, zia Polly, non mi hai lasciato neanche un po’ di tempo per…per “vivere”.

Per “vivere”, bambina! Cosa vorresti dire? Come se non continuassi a vivere per tutto il tempo!

-Si, certamente continuerei a respirare per tutto il tempo in cui farò quelle cose, zia Polly, ma non “vivrei”. Uno respira quando dorme ma non “vive”. Intendo dire “vivere”, fare le cose che vuoi fare: giocare fuori, leggere, arrampicarsi sulle colline, parlare con il signor Tom in giardino, e con Nancy, e cercare di scoprire tutto sulle case e la gente e su tutte le strade incredibilmente belle attraverso le quali sono passata ieri. Questo è ciò che chiamo “vivere”, zia Polly. Respirare soltanto non è vivere!

La signorina Polly alzò la testa, irritata.

-Pollyanna, tu sei una bambina molto strana! (…)

(…) Ora fu Pollyanna a sospirare; pensò che un giorno avrebbe finito per odiare quella parola, “dovere”.”

Ultimamente ho prestato molto ascolto alla vocina acuta di quella bambina strana che vive dentro di me. Reclamava il suo tempo per giocare, per bighellonare, per ascoltare, per curiosare, per scrivere sciocchezze e per immaginare un mondo diverso…