Archivi tag: fuck you. I’m going to Neverland!

Oh My God! Non ne posso già più della primavera!

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OMG

Quando la voglia di primavera è nell’aria, ce ne accorgiamo dal Vitasnella nel frigo, dal Fitness cereali nel carrello della spesa e dall’ennesima dieta “di successo” delle celebrities di Hollywood che imperversa nelle librerie e sul web.

L’ultima trovata è la dieta OMG del dott. (?) Venice A. Fulton che promette di rimetterci in forma in fretta e senza rischi (?) eliminando la frutta e anche alcune verdure come i broccoli, aumentando la quantità di caffeina nell’arco della nostra giornata, facendoci bere una lattina di Coca invece di una spremuta e facendoci saltare  a piè pari la colazione.

Con il suo metodo “nuovo, unico e originale, controintuitivo (?) e rivoluzionario”, come ci avverte la casa editrice, non solo ci farà ammirare da tutti per la nostra splendida linea guadagnata in poco più di un mese, ma soprattutto “farà crepare d’invidia le altre”. E quest’ultimo stimolo, ovviamente, sembra essere il più convincente.

Sarò la solita paranoica, ma mi sembra che di “rivoluzionario” non ci sia proprio niente: per l’ennesima volta non conta il sentirsi bene con se stesse, conta l’essere invidiate; non conta essere nel proprio peso forma, conta solo essere più magra di tutte le altre (anche se questo significa ridursi orrendamente pelle e ossa?); non contano i rapporti veri e sinceri con le persone, conta solo avere un pubblico di donne ammiranti/invidiose.

Se seguirete questa dieta, vi assicuro che l’unica cosa davvero rivoluzionata sarà il conto in banca del sig. Fulton e di chi lo pubblica!

Lo spettro del Natale passato: a Xmas Ghost Story

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Dall’altra parte della strada intravvedo dietro i vetri di una vicina un salotto elegante con il lampadario di vetro soffiato, con le cornici di specchi dorate e con il suo albero di Natale sempre acceso, multicolore, sfavillante! Accostato al vetro, ma fuori sul balcone, abbandonato ormai da tempo, ingrigisce l’albero morto dell’anno precedente…

… e io mi sorprendo a immaginare per la notte della Vigilia, lo spettro del triste alberello che si anima dell’eterna magia della notte solstiziale. Tornato vivo, di nuovo verde, pungente e odoroso di bosco, si aggira per la via a rianimare tutti gli alberi secchi e dimenticati sui terrazzini vuoti, negli angoli sporchi dei cortili e nei giardini incolti. E tutti insieme, piccolo esercito di anime sempreverdi, ridanno libertà ai loro compagni imprigionati dagli argentei legacci delle ghirlande e dei fili di luci.

Voleranno via, in alto verso il cielo stellato e la luna si farà decoro della scia del loro volo luccicante e dietro di loro sfileranno mille palline rosse, mille campane di cristallo e piccoli pupazzi di neve… Spettacolo incantevole!

Ma chi potrà vederlo? Tutto questo infatti avverrà nell’ora della notte più fonda, in quell’ora in cui proprio tutti dormono, l’ora dei sogni, l’ora degli spettri…

E forse nel loro viaggio verso le grandi foreste del nostro inconscio collettivo, incroceranno una slitta volante trainata da renne. E un signore rosso e barbuto con una grassa risata dirà oh oh oh ecco la magia del Natale!

A te che stai leggendo, per questo Natale, per questo passaggio nell’anno e nel tempo, per questa porta che ora si apre, ti auguro con tutto il cuore di trovare il tuo albero guida, anche se lo credevi ormai secco da tempo.

Karma cafe: decisamente ci meritiamo tutto questo!

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Karma cafe

Nelly, bellissima, sorridente, Venere color cioccolato,  proponeva i piatti dalla sua Costa d’Avorio nel tranquillo localino dietro casa mia. La giornata intera passata a cucinare da sola sul retro, con il sottofondo di Radio Popolare, si interrompeva solo per servire ai banconi da take away, sotto l’ipnotico inseguirsi di bianco e nero dell’arazzo “l’occhio della strega”,  il suo cus cus con le verdure, lo spezzatino di manzo e zucca, i gamberoni speziati… Con Nelly ho capito che cosa significa cucinare e che cosa significa mangiare, tanto che spesso andavo a trovarla da sola per poter gustare i suoi piattini in mistico silenzio interiore e ad occhi chiusi.

All’improvviso, un giorno di qualche tempo fa, passando davanti ai tre gradini del suo negozio, mia figlia ad io abbiamo trovato un cartello e abbiamo letteralmente pianto: “Eravate in molti, ma non abbastanza. L’avventura di Le Canary per ora finisce qui. Grazie a tutti“.

Oh Nelly, con la tua calma, con l’arrotata erre francese della tua pronuncia e i colori accesi e contrastanti che inaspettatamente accoglievano sulla soglia del tuo Le Canary, dove sei?

Perché il nostro Karma ci infligge ora, al posto tuo, la pizza al trancio, le patatine coperte di ketchup e gli squallidi hot dog di un locale giallo e rosso simil-Mac Donald’s la cui insegna untuosamente recita “Il Mangione”?! Perché il mito dell’abbondanza sul quale abbiamo costruito la nostra idea di vivere civile continua a vincere sull’amore, sulla qualità e sul tempo dedicato? Non l’abbiamo ancora capito che il troppo non porta da nessuna parte, che il troppo non solo ingrassa, ma consuma e spreca e non da niente in cambio, se non una panza bella piena e un cervello bello vuoto?!

Continuiamo così: buon Alka-seltzer a tutti!

Ciao! Sei connesso o sei in contatto?

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Quest’estate il caso (almeno credo) mi ha portato per due mesi esatti al mare.

Dal 1 luglio al 1 settembre senza alcuna connessione: nessun portatile, nessun I-phone o tablet, niente wireless; niente e-mail, niente facebook o pinterest o anobii o polyvore o twitter o groupon; niente wordpress.

Senza alcuna disperazione, né crisi di astinenza ho ben presto scoperto la differenza tra l’essere connessi e l’essere in contatto con il mondo:

nessun post cui prestare attenzione, nessun link da esplorare, nessuna immagine da scaricare, nessun “mi piace” da cliccare… Le informazioni mi arrivavano dal piede che posava sulla sabbia umida o rovente e giocava con i suoi granelli, dal polpaccio che testava la temperatura dell’acqua, dalle narici che inalavano l’aria fresca del mattino in bicicletta, dallo stomaco che mi segnalava quando era ora di focaccia, dal palmo della mia mano che accarezzava la nuca di mia figlia per sentire se scottava troppo sotto il sole, dalle gambe fresche e felici e libere nell’azzurro del mare, dal corpo stanco e accaldato che cede al sonno del dopo pranzo, dalle orecchie che percepivano il ritmico respiro della marea nel silenzio dell’alba e del tramonto, dagli occhi, infine, che invece di essere fissi su uno schermo ipnotizzante, vagavano curiosi a cercare il contatto col mondo e i suoi abitanti.

Let’s Get Paranoid: Siamo tutti malati di diete e perché le diete non funzionano

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Dieting doesn't work

Mettetevi comodi.

Si, mettetevi comodi: scendete per un attimo dai tacchi e allentate quel bottone in vita un po’ troppo comprimente o il nodo alla cravatta e… respirate!

Pronti a godervi lo spettacolo?

Già, lo spettacolo: quello di un bimbo alle prese con le sue prime pappe, i primi piattini, i primi gusti e, ovviamente, le sue prime preferenze. I primi “SI” e i primi “NO”.

Sputacchia disgustato o apprezza compiaciuto. E’ tutto molto semplice: piacere-gratificazione o repulsione-allontanamento.

A parte qualche macchia sul vestito, tutto funziona a meraviglia!

E allora perché con noi non funziona così? Ho fame, mangio. Mi appetisce, lo provo. Lo assaggio, mi piace, lo finisco. Non ho appetito, non mangio. Non mi piace, lo lascio. Mi piace ma mi sento sazio, lo allontano.

Che cosa si è frapposto tra noi e questo copione così basic, ma anche così efficace?

Risposta: la cultura. Non siamo più capaci, sembra, di seguire il nostro istinto, non diamo più fiducia alle sensazioni del nostro corpo, non diamo seguito ai suoi messaggi. E invece di ascoltare quello che la natura ci dice, prestiamo orecchio unicamente alle mille voci di una società decadente ossessionata dall’alimentazione, dal cibo e, soprattutto, dalle diete.

Siamo tutti perennemente a regime a qualsiasi età e anche quando non ne avremmo affatto bisogno: la Dukan, la Zona, la dissociata, la pentadieta, … Prima o poi, tornerà, per amore del vintage, anche la dieta punti delle nostre mamme. E se anche non seguiamo un vero e proprio regime stabilito sulla carta, riempiamo i nostri carrelli di cibi alleggeriti, o presunti tali, ci gonfiamo di yogurt snelli, sostituiamo il pasto con barrette plastificate, eliminiamo alcuni alimenti o, peggio ancora, interi gruppi alimentari, esageriamo col caffè perché tanto non ha calorie, saltiamo i pasti, componiamo menu monotematici di solo frutta o solo verdura… E poi c’è la spirale del “dovrei mettermi a dieta”, “incomincio lunedi”, “oggi è festa e quindi posso mangiare oltre misura”, “ho sgarrato un pochino, tanto vale che mi lasci andare del tutto” …

Ovunque in famiglia, al mercato, in ufficio, in spiaggia, ai giardinetti, su facebook, sembra che tutti sappiano perfettamente come nutrirsi per essere belli, sani, in forma, vitali. In teoria.

Insomma, il quadro che ne viene fuori a me sembra questo:

  • poche persone hanno bisogno di seguire un regime controllato e/o di escludere del tutto alcuni cibi (per obesità, intolleranze, allergie, presenza di patologie gravi);

  • sia le persone che sono in sovrappeso, sia quelle che non hanno problemi col girovita vivono perennemente controllate a tavola. Le prime non dimagriscono (o dimagriscono e poi riprendono i kg smaltiti e anche qualcuno di più); le altre vivono comunque male, instaurando un pessimo rapporto con se stessi, col proprio corpo e con uno dei grandi piaceri della vita;

  • ci sono quindi i malati reali e i “malati di dieta”;

  • per questi ultimi le diete non funzionano, anzi generano una pericolosa e autoalimentante forma di ossessione che nei casi peggiori vediamo sfociare in disturbi ossessivo-compulsivi (le tristemente note anoressie e bulimie), e nella maggior parte dei casi intristiscono la nostra tavola e la nostra vita con dubbi, timori e sensi di colpa.

Che cosa fare per uscire da questa cornice così penalizzante per tutti?

Io, che appartenevo alla categoria “malati di dieta” anche se perfettamente in forma, sono tornata ad immaginare il bimbo che sperimenta i sapori per la prima volta. Ho eliminato tutte le idee preconcette, le mediazioni, quello che mi avevano passato, tutto quello che avevo letto, quello che avevo sentito in tv. E ho provato a tornare alle origini.

Alle origini io ci ho trovato VENERE e MARTE!

Venere, il principio del piacere puro, dell’accogliere, il “SI”; Marte, l’archetipo del combattere, dell’allontanare, il “NO”.

Li lascio parlare, sto a sentire che cosa mi suggeriscono in cucina e ai fornelli…

Mi concentro su quello che provo anche solo al pensiero di un cibo.

Se mangio solo ciò che davvero desidero (Venere) e allontano quello che in quel momento non mi piace o non mi appetisce o mi è di troppo (Marte), finisco per mangiare meno (a volte anche meno di quello che prevederebbe una dieta scritta appositamente per me), e finisco per sentirmi bene e in pace con me stessa. Sempre.

Il cibo è energia e nutrimento per il mio organismo e il mio organismo è competente, mi parla, sa molto meglio di me di che cosa ha bisogno e che cosa deve evitare in ogni momento.

Inoltre io non sono mai uguale a me stessa: cambio in continuazione con le ore del giorno, con le stagioni, con il clima, con il ciclo mensile, con quello che mi succede nella vita, forse anche con le fasi lunari. Questi mutamenti sono imprevedibili per me, figuriamoci per un dietologo o per chiunque voglia prescrivermi un regime dato a priori.

Oggi, molto semplicemente, davanti ad ogni piatto visualizzo la mia Venere che si spende solo per il puro piacere e per nessun’altra considerazione di ordine pratico o di convenienza e visualizzo il mio Marte che è in grado di dire di no in modo secco e deciso. E, sorpresa, ho scoperto che il più delle volte Venere ha voglia di re-mineralizzante frutta secca o di una rinfrescante spremuta di pompelmo, di un vitaminico centrifugato, di un pezzetto di parmigiano o di un semplicissimo riso in bianco; mentre Marte è in grado di  allontanare anche la più lussuriosa e pannosa torta di cioccolato.

Ehi, non ci avevo pensato: quasi quasi brevetto il metodo e lo chiamo “La dieta Marte e Venere“, ci scrivo libri, tengo conferenze in giro per il mondo e faccio soldi a palate!!!

Sono s-collocata!

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Senza titolo #65

Ieri la mia amica, nonché personal guru, Anna mi ha segnalato l’esistenza dell’Ufficio di scollocamento (http://scollocamento.ilcambiamento.it/), uno sportello pensato per aiutare le persone a riflettere concretamente su di una possibilità: cambiare vita! Scollocarsi.

Scollocarsi non è ri-collocarsi, bensì collocarsi fuori da un sistema i cui valori non si condividono più, fuori dai suoi schemi precostituiti e omologanti, fuori dalla mentalità del consumo, fuori da uno stile di vita basato su ritmi di lavoro insostenibili e inumani. Scollocarsi non è pensato come una via di fuga, bensì come una via d’uscita alla ricerca di una nuova e personale idea di benessere.

Dalle generazioni che ci hanno preceduto abbiamo ereditato il sogno di una società benestante fatta di famiglie con la seconda casa al mare e la terza casa in montagna, i figli alle scuole private, tutti i week-end e i ponti passati fuori città. Ma questo è appunto un ideale ereditato. E’ ancora attuale? E’ ancora sostenibile? Ma, soprattutto, è il nostro?

Abbiamo bisogno di due auto? (in realtà la domanda che dovremmo porci è se abbiamo veramente bisogno di un’auto…). La formazione scolastica che stiamo dando ai nostri figli o che stiamo programmando per loro (dalle mille attività del pomeriggio dopo la scuola fino all’università e al master) è ancora valida? Sarà in grado di fornire loro gli strumenti necessari ad affrontare il nuovo che è alle porte? Forma delle persone o fornisce solo informazioni facilmente deperibili insieme con i tempi che cambiano?

Sono queste le domande che l’Ufficio di scollocamento invita a porsi. Ma la cosa interessante è che chiede alle persone di suggerirne altre. Nuove domande. Nuovi dubbi.

Ognuno offra poi le sue risposte, segua il suo percorso, si scelga le sue tappe e le sue mete. L’importante è non saltare questa domanda: sono collocato nel posto giusto? quello che questa società mi sta offrendo è veramente quello che voglio o forse sono stato semplicemente attratto da una bella confezione?

Io questa domanda me la sono fatta e già da qualche mese mi sono autonomamente scollocata.

Fino a gennaio avevo uno stipendio a fine mese, ma ero un’infelice statale a tempo indeterminato; adesso non ho quasi mai un soldo in tasca, però ho il mio tempo. Il tempo per osservare, per vedere, per pensare, per ascoltare, per esserci con mia figlia e con la mia famiglia, per aiutare i miei vicini e i miei amici e per scrivere su questo inutile e improduttivo blog!

Chiedilo a mE – La posta dei lettori

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Chiedilo a mE

Questa settimana si inaugura una nuova rubrica: “Chiedilo a mE

Se hai un problema assillante, una domanda esistenziale ricorrente; se sei alla ricerca di quel piccolo consiglio che ti cambierà la vita o se cerchi semplicemente un suggerimento per migliorare il tuo life-style, indirizza i tuoi quesiti a “Chiedilo a mE”…

Cara mE,

sono disperata. Da qualche mese il mio lavoro è diventato un vero e proprio incubo: i miei capi si divertono a giocare a poliziotto buono/poliziotto cattivo e io mi ritrovo senza un dirigente che sia in grado di ascoltarmi. Con la scusa di un’attività da responsabile, sono stata invece demansionata. La mole di lavoro è insostenibile e l’ufficio si trova perennemente sottorganico. Lavoro come un automa senza riuscire a dare alcun valore aggiunto a ciò che faccio. Non mi lasciano prendere ferie o permessi perchè le scadenze incombono in continuazione. Lavoro tantissimo e non basta mai. Mi sento schiava della mia scrivania. Sono stanchissima. Respiro male. Sono arrivata persino a perdere il sonno per la rabbia e le preoccupazioni. I rapporti con le mie colleghe diventano ogni giorno più tesi. Anche le relazioni familiari sono messe a repentaglio perché sono nervosa e poco disponibile e parlo solo di lavoro. Ho perso ogni residuo senso dell’umorismo.

Il servizio che fornisco è di pessima qualità. Molti utenti sono persone frettolose, sgarbate e arroganti.

Nei quasi 10 anni di lavoro in questo Ente mi sono progressivamente sempre più allontanata dalla mia formazione e le tematiche che mi trovo ad affrontare ora mi sono estranee, per non dire del tutto aliene.

Ovviamente ho provato a chiedere un trasferimento. Ho provato persino a chiedere un’aspettativa senza stipendio. La risposta è sempre stata la stessa: no. Stavo pretendendo troppo.

Che cosa mi rimane da fare? Come posso, con i tempi che corrono, buttare alle ortiche un contratto vero?

tua

Indeterminata Disperata

Cara Indeterminata Disperata,

di qualsiasi tipo siano i tempi che corrono, ti sei praticamente risposta da sola: se il tuo fine è salvare il tuo lavoro, allora rimani e lotta! Prova a cercare un interlocutore più in alto dei due squallidi furbastri, docenti emeriti di mobbing applicato, con cui sei capitata. Scrivi, denuncia, fai causa, datti da fare, non mollare, insomma.

Se il tuo fine, invece, è, come mi sembra, salvare te stessa per tornare a fare qualcosa che ti assomiglia di più, allora licenziati in tronco, non sprecare ulteriori energie in compianti e recriminazioni e trasformati da Indeterminata Disperata a Determinata Serena!

tua

mE

Io, io, io, io e come salvare se stessi

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Perfect Scenarios

Non ho dubbi: se stessi scrivendo un manuale di self-help, un intero capitolo sarebbe dedicato a quella che chiamo BBS (Barbie Box Syndrome).

C’è la Barbie nuotatrice, la Barbie tennista, la Barbie cavallerizza, la Barbie giornalista televisiva, la Barbie pianista, la Barbie modella, la Barbie fashionista, persino la Barbie architetto… Ognuna nella sua scintillante confezione rosa fucsia completa di tutti gli accessori che le servono per essere ciò che dichiara di essere.

Ecco, questo è un momento della mia vita in cui, dopo aver tanto cercato la scatola giusta per me, ho deciso che voglio essere solo Emanuela. Emanuela e basta, senza accessori, senza uno scopo dichiarato sulla confezione e, soprattutto, senza una confezione!