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I professionisti del pistacchio

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Ebbene si, lo confesso: la vera professionista del pistacchio non sono io, bensì la F.lli Rebecchi che commercializza le fantastiche bustine di farina di pistacchio (provate voi a sgusciarvi tutti i pistacchi uno per uno!). E questa è la ricetta scopiazzata direttamente dalla confezione:

TORTA AL PISTACCHIO

ingredienti

1 confezione di farina di pistacchi F.lli Rebecchi (= 80 g)

2 uova

1 bustina di lievito per dolci

1 bustina di vanillina

120 g zucchero

200 g farina 00

1 vasetto yogurt bianco naturale intero (o anche magro) (= 125 g)

110 ml olio di semi

  • Preriscaldare il forno a 200°C e imburrare una tortiera o uno stampo da ciambella
  • In una terrina lavorare con l’aiuto delle fruste elettriche la farina con lo yogurt e con l’olio
  • Unirvi tutti gli altri ingredienti
  • Versare il composto nella tortiera e infornare per 30 min circa (fare la prova stecchino per verificare la cottura)
  • Lasciar raffreddare completamente prima di sformare su di un piatto da portata.

Piace tanto ai bambini! Inoltre i pistacchi, oltre ad essere piccoli, verdi e simpatici, costituiscono un’ottima fonte di ferro, calcio, potassio, zinco e fosforo!

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Let’s Get Paranoid: Siamo tutti malati di diete e perché le diete non funzionano

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Dieting doesn't work

Mettetevi comodi.

Si, mettetevi comodi: scendete per un attimo dai tacchi e allentate quel bottone in vita un po’ troppo comprimente o il nodo alla cravatta e… respirate!

Pronti a godervi lo spettacolo?

Già, lo spettacolo: quello di un bimbo alle prese con le sue prime pappe, i primi piattini, i primi gusti e, ovviamente, le sue prime preferenze. I primi “SI” e i primi “NO”.

Sputacchia disgustato o apprezza compiaciuto. E’ tutto molto semplice: piacere-gratificazione o repulsione-allontanamento.

A parte qualche macchia sul vestito, tutto funziona a meraviglia!

E allora perché con noi non funziona così? Ho fame, mangio. Mi appetisce, lo provo. Lo assaggio, mi piace, lo finisco. Non ho appetito, non mangio. Non mi piace, lo lascio. Mi piace ma mi sento sazio, lo allontano.

Che cosa si è frapposto tra noi e questo copione così basic, ma anche così efficace?

Risposta: la cultura. Non siamo più capaci, sembra, di seguire il nostro istinto, non diamo più fiducia alle sensazioni del nostro corpo, non diamo seguito ai suoi messaggi. E invece di ascoltare quello che la natura ci dice, prestiamo orecchio unicamente alle mille voci di una società decadente ossessionata dall’alimentazione, dal cibo e, soprattutto, dalle diete.

Siamo tutti perennemente a regime a qualsiasi età e anche quando non ne avremmo affatto bisogno: la Dukan, la Zona, la dissociata, la pentadieta, … Prima o poi, tornerà, per amore del vintage, anche la dieta punti delle nostre mamme. E se anche non seguiamo un vero e proprio regime stabilito sulla carta, riempiamo i nostri carrelli di cibi alleggeriti, o presunti tali, ci gonfiamo di yogurt snelli, sostituiamo il pasto con barrette plastificate, eliminiamo alcuni alimenti o, peggio ancora, interi gruppi alimentari, esageriamo col caffè perché tanto non ha calorie, saltiamo i pasti, componiamo menu monotematici di solo frutta o solo verdura… E poi c’è la spirale del “dovrei mettermi a dieta”, “incomincio lunedi”, “oggi è festa e quindi posso mangiare oltre misura”, “ho sgarrato un pochino, tanto vale che mi lasci andare del tutto” …

Ovunque in famiglia, al mercato, in ufficio, in spiaggia, ai giardinetti, su facebook, sembra che tutti sappiano perfettamente come nutrirsi per essere belli, sani, in forma, vitali. In teoria.

Insomma, il quadro che ne viene fuori a me sembra questo:

  • poche persone hanno bisogno di seguire un regime controllato e/o di escludere del tutto alcuni cibi (per obesità, intolleranze, allergie, presenza di patologie gravi);

  • sia le persone che sono in sovrappeso, sia quelle che non hanno problemi col girovita vivono perennemente controllate a tavola. Le prime non dimagriscono (o dimagriscono e poi riprendono i kg smaltiti e anche qualcuno di più); le altre vivono comunque male, instaurando un pessimo rapporto con se stessi, col proprio corpo e con uno dei grandi piaceri della vita;

  • ci sono quindi i malati reali e i “malati di dieta”;

  • per questi ultimi le diete non funzionano, anzi generano una pericolosa e autoalimentante forma di ossessione che nei casi peggiori vediamo sfociare in disturbi ossessivo-compulsivi (le tristemente note anoressie e bulimie), e nella maggior parte dei casi intristiscono la nostra tavola e la nostra vita con dubbi, timori e sensi di colpa.

Che cosa fare per uscire da questa cornice così penalizzante per tutti?

Io, che appartenevo alla categoria “malati di dieta” anche se perfettamente in forma, sono tornata ad immaginare il bimbo che sperimenta i sapori per la prima volta. Ho eliminato tutte le idee preconcette, le mediazioni, quello che mi avevano passato, tutto quello che avevo letto, quello che avevo sentito in tv. E ho provato a tornare alle origini.

Alle origini io ci ho trovato VENERE e MARTE!

Venere, il principio del piacere puro, dell’accogliere, il “SI”; Marte, l’archetipo del combattere, dell’allontanare, il “NO”.

Li lascio parlare, sto a sentire che cosa mi suggeriscono in cucina e ai fornelli…

Mi concentro su quello che provo anche solo al pensiero di un cibo.

Se mangio solo ciò che davvero desidero (Venere) e allontano quello che in quel momento non mi piace o non mi appetisce o mi è di troppo (Marte), finisco per mangiare meno (a volte anche meno di quello che prevederebbe una dieta scritta appositamente per me), e finisco per sentirmi bene e in pace con me stessa. Sempre.

Il cibo è energia e nutrimento per il mio organismo e il mio organismo è competente, mi parla, sa molto meglio di me di che cosa ha bisogno e che cosa deve evitare in ogni momento.

Inoltre io non sono mai uguale a me stessa: cambio in continuazione con le ore del giorno, con le stagioni, con il clima, con il ciclo mensile, con quello che mi succede nella vita, forse anche con le fasi lunari. Questi mutamenti sono imprevedibili per me, figuriamoci per un dietologo o per chiunque voglia prescrivermi un regime dato a priori.

Oggi, molto semplicemente, davanti ad ogni piatto visualizzo la mia Venere che si spende solo per il puro piacere e per nessun’altra considerazione di ordine pratico o di convenienza e visualizzo il mio Marte che è in grado di dire di no in modo secco e deciso. E, sorpresa, ho scoperto che il più delle volte Venere ha voglia di re-mineralizzante frutta secca o di una rinfrescante spremuta di pompelmo, di un vitaminico centrifugato, di un pezzetto di parmigiano o di un semplicissimo riso in bianco; mentre Marte è in grado di  allontanare anche la più lussuriosa e pannosa torta di cioccolato.

Ehi, non ci avevo pensato: quasi quasi brevetto il metodo e lo chiamo “La dieta Marte e Venere“, ci scrivo libri, tengo conferenze in giro per il mondo e faccio soldi a palate!!!

La Signora Loa e la sigaretta

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Farmer's Market

La Signora Loa è il mio appuntamento del giovedi mattina.

Davanti alla sua bancarella Coldiretti sfodera sorriso, panza rotonda e le coloratissime verdure del suo orto: c’è la lollo in cespi verdi e violetti, i rossi pomodorini della sua serra, i mazzetti arancioni delle carotine, il rosa cipria delle ovette fresche di giornata. E poi ancora: la rassicurante rotondità della zucca mantovana, la disordinata pungente freschezza dell’insalata paesana, la lattea consistenza del cavolfiore, la robusta presenza delle patate color giallo terra e la promettente sapidità delle verdissime erbette.

L’angolo dei dolcetti fatti in casa, ogni settimana diversi, affianca eleganti vasetti di marmellata chiusi con fili di rafia naturale e piccoli mix di sale ed erbe fini per insaporire tutti i piatti.

Arrivo presto, prima che i meravigliosi cestini inizino a svuotarsi, e mi godo lo spettacolo;  la Signora Loa impartisce lezioni di cucina dalle ricette della sua nonna austriaca ed io, mentre spiega il trucco per le patatine fritte croccanti fuori, ma morbidissime dentro, mi sorprendo ad immaginarla indaffarata, tra un panetto di strutto e un ragù sul fuoco, in un cucinone di campagna come quelli di una volta, con un paio di gatti che le si attorcigliano intorno e fuori dalla finestra l’eterna nebbia fitta del suo agro lodigiano…

L’idillio si è interrotto bruscamente giovedi scorso quando la Signora Loa, parlando al suo fedele pubblico di massaie di ritorno – tra cui la sottoscritta – si è accesa una sigaretta.

E allora ho realizzato che il mio carrello della spesa sarà anche un carrello “a km zero” che parla dello stile di vita responsabile di chi evita gli ipermercati e si dimentica dove ha parcheggiato l’auto più di un mese prima, ma che gli alimenti di stagione che contiene vengono pur sempre da una delle zone a più alta concentrazione di inquinanti d’Italia!

Perciò, cara (in tutti i sensi) Signora Loa, ci vediamo giovedi. Pero’ questa volta mi fermerò anche alla bancarella accanto alla sua a comprare un chilo di cime di rapa pugliesi, le arance da Enna, le banane Del Monte e, pensi un po’, persino l’aglio che viene direttamente dalla Cina…