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Sh…

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Om shanti

Qualsiasi sia il vostro pensiero sui fatti terribili di questi ultimi giorni, l’invito è quello di non cedere alla facile tentazione data dall’odio.
Ogni giorno concludiamo quindi la nostra pratica di yoga, o di meditazione o di semplice raccoglimento interiore, espirando a fondo e pronunciando “Om Shanti” e “Shanti Shanti Shanti” Pace Pace Pace!
Il suono della parola shanti/pace è lo “sh” di quando chiediamo il silenzio con l’indice davanti alle labbra, è lo “sh” della mamma che abbraccia il suo bimbo che piange per calmarlo dolcemente.

Questo suono di pace, di calma e di silenzio sgorghi all’unisono da tutte le voci sulla Terra e, come un’unica voce, scorra su tutto il nostro pianeta così come scorre, lenta e piacevole, una carezza!
Sh… Om Shanti...

Che cosa può esserci di più inutile di farsi il pane in casa?

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Corona di pane semi-integrale bio con germe di grano, semi di girasole, semi di papavero e semi di sesamo

Poche cose sono così inutili come farsi da soli il pane… e  allora ovviamente eccomi a voi! Dopo due anni di tentativi (che cosa pensavate stessi facendo dopo l’ultimo post di febbraio 2013?!), kili di farina buttati, insinceri incoraggiamenti in famiglia, lettura e test di tutte (beh, diciamo quasi tutte) le ricette e i blog sull’argomento… sono giunta alla

RICETTA PERFETTA PER IL PANE CHE CHIUNQUE PUO’ FARE A CASA DA SOLO SE HA UN PO’ DI TEMPO DA PERDERE E DI PAZIENZA DA DEDICARE

Ingredienti

  • 500 g farina come si vuole (io uso il mix di farina semi-integrale con germe di grano di Molino Rosso in vendita nei negozi bio)
  • 1 e 1/2 cucchiaino sale fino
  • 5 g  lievito di birra granulare
  • 260 ml acqua a temperatura ambiente
  • 2 cucchiai olio extra vergine d’oliva + altro olio per ungere

Per guarnire:

  • semi di girasole
  • semi di papavero
  • semi di sesamo
  • un poco di farina integrale

Preparazione

1. Impasto:

Versare una terrina di vetro o di ceramica (no plastica) la farina. Aggiungervi il sale e mescolare. Aggiungere il lievito (il lievito non deve mai entrare in contatto diretto col sale altrimenti si inibisce e non fa il suo dovere) e mescolare di nuovo. Poco alla volta versare l’acqua sulla farina impastando con cura (si possono usare i ganci per impastare di un mixer qualsiasi, come faccio io, oppure la planetaria tipo Kitchen Aid per chi – fortunato – ce l’ha) e, solo dopo che l’acqua è stata tutta assorbita, aggiungere l’olio. Continuare ad impastare (per circa 10 minuti). L’impasto che si forma dovrà essere liscio e omogeneo e non deve appiccicarsi assolutamente alle mani. Formare una palla.

2. Prima lievitazione:

Porre in una terrina unta d’olio (girando bene la palla in modo che si unga su tutta la superficie), coprire con un panno inumidito (bagnato con acqua tiepida e poi ben strizzato)  e lasciar riposare all’interno del forno spento, ma con la luce accesa, per circa 90 min. Qui il volume all’incirca raddoppierà.

3. Le pagnotte:

Appiattire l’impasto con il palmo della mano per sgonfiarlo e lavorarlo ancora un poco (circa 30 passate). Dividerlo in 8 parti uguali. Ogni parte va lavorata in questo modo: dividerla idealmente in tre sottoparti, piegandone una verso il centro, ruotare di 90° e ripetere la piega verso il centro (quest’operazione serve a rinforzare la struttura dell’impasto). La piega di pasta che si è formata dovrà essere posta verso il basso in modo che la pagnotta non si apra durante la cottura. Spruzzare o spennellare i singoli panini con acqua, quindi rotolarne 3 nei semi di papavero, 2 nei semi di sesamo, 2 in quelli di girasole e 1 nella farina integrale.

4. Seconda lievitazione:

Disporli a corona (vedi foto) all’interno di una teglia da forno antiaderente con i bordi apribili ben unta d’olio, coprire con un panno asciutto e lasciar riposare (con le stesse modalità della prima lievitazione) per altri 90 min.

5. Cottura:

Infornare in forno caldo a 200° C  per 30 min (per i primi 10 min di cottura  porre in forno un pentolino di acqua calda, poi estrarlo) + altri 10 min abbassando la temperatura del forno a 175°C. Sfornare e lasciar raffreddare su di una gratella per almeno 2 ore prima di servirlo (Questo è importante! Resistete alla tentazione di assaggiarlo subito!!!) Servire con accompagnamento di formaggio e/o di ricciolini di burro.

6. Conservazione:

Una volta affettato, si può congelare. Per la congelazione del pane utilizzate solo i sacchetti di carta da panetteria.

Dell’altra pessima mummy lit

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Mummy lit

Tre di notte. “Mamma! Il cuscino è bagnato”.

Tutte le mamme sanno che, tanto è comodo al mattino poter semplicemente tirare un piumone invece di dover rifare un letto tradizionale, quanto è praticamente impossibile riuscire a cambiare un piumone sporco di vomito in piena notte col cervello impastato di sonno e un papà accanto che non trova di meglio da fare che giocare all’esorcista. Non parliamo poi del riuscire a riaddormentarsi tranquillamente quando per tutti i neuroni mammeschi è ormai scattato l’interruttore “allarme rosso” con il conseguente rilascio adrenalinico.

Otto del mattino. L’amabile vocina dell’amabile creaturina cinguetta contenta “Mammina cara (lo so, un po’ vintage, ma vero!) grazie di avermi curato così bene questa notte!”.

E allora dimentico occhiaie e mal di testa e trascorro, felice ed appagata, il resto di quella che si annunciava come una splendida giornata di sole, chiusa in casa a tentare di smacchiare lenzuolini, fare una lavatrice dietro l’altra, stendere ovunque cuscini e coprimaterassi e a leggere le storie della Lumaca Laura col sottofondo di aerosol.

Questa si che è vita da mamma!

Lo spettro del Natale passato: a Xmas Ghost Story

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Dall’altra parte della strada intravvedo dietro i vetri di una vicina un salotto elegante con il lampadario di vetro soffiato, con le cornici di specchi dorate e con il suo albero di Natale sempre acceso, multicolore, sfavillante! Accostato al vetro, ma fuori sul balcone, abbandonato ormai da tempo, ingrigisce l’albero morto dell’anno precedente…

… e io mi sorprendo a immaginare per la notte della Vigilia, lo spettro del triste alberello che si anima dell’eterna magia della notte solstiziale. Tornato vivo, di nuovo verde, pungente e odoroso di bosco, si aggira per la via a rianimare tutti gli alberi secchi e dimenticati sui terrazzini vuoti, negli angoli sporchi dei cortili e nei giardini incolti. E tutti insieme, piccolo esercito di anime sempreverdi, ridanno libertà ai loro compagni imprigionati dagli argentei legacci delle ghirlande e dei fili di luci.

Voleranno via, in alto verso il cielo stellato e la luna si farà decoro della scia del loro volo luccicante e dietro di loro sfileranno mille palline rosse, mille campane di cristallo e piccoli pupazzi di neve… Spettacolo incantevole!

Ma chi potrà vederlo? Tutto questo infatti avverrà nell’ora della notte più fonda, in quell’ora in cui proprio tutti dormono, l’ora dei sogni, l’ora degli spettri…

E forse nel loro viaggio verso le grandi foreste del nostro inconscio collettivo, incroceranno una slitta volante trainata da renne. E un signore rosso e barbuto con una grassa risata dirà oh oh oh ecco la magia del Natale!

A te che stai leggendo, per questo Natale, per questo passaggio nell’anno e nel tempo, per questa porta che ora si apre, ti auguro con tutto il cuore di trovare il tuo albero guida, anche se lo credevi ormai secco da tempo.

Pose

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Click

Perché quell’espressione sempre uguale a se stessa? quella faccia volutamente impassibile, il volto duro, lo sguardo vuoto, perso,  la mascella rigida, i muscoli contratti, il sorriso di parata, il collo teso…

Chi stiamo cercando di essere? Quale maschera indossiamo? Quale parte ci hanno affidato?

Di qualsiasi genere sia il set in cui ci troviamo, oggi ho una buona notizia per tutti: il fotografo s’e’ preso una pausa e nessuno è in agguato con il cellulare.

E allora: vai con le smorfie!

Sberleffi al mondo, boccacce all’universo e magari anche la linguaccia guardandoci allo specchio.

uh uh

Ciao! Sei connesso o sei in contatto?

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Quest’estate il caso (almeno credo) mi ha portato per due mesi esatti al mare.

Dal 1 luglio al 1 settembre senza alcuna connessione: nessun portatile, nessun I-phone o tablet, niente wireless; niente e-mail, niente facebook o pinterest o anobii o polyvore o twitter o groupon; niente wordpress.

Senza alcuna disperazione, né crisi di astinenza ho ben presto scoperto la differenza tra l’essere connessi e l’essere in contatto con il mondo:

nessun post cui prestare attenzione, nessun link da esplorare, nessuna immagine da scaricare, nessun “mi piace” da cliccare… Le informazioni mi arrivavano dal piede che posava sulla sabbia umida o rovente e giocava con i suoi granelli, dal polpaccio che testava la temperatura dell’acqua, dalle narici che inalavano l’aria fresca del mattino in bicicletta, dallo stomaco che mi segnalava quando era ora di focaccia, dal palmo della mia mano che accarezzava la nuca di mia figlia per sentire se scottava troppo sotto il sole, dalle gambe fresche e felici e libere nell’azzurro del mare, dal corpo stanco e accaldato che cede al sonno del dopo pranzo, dalle orecchie che percepivano il ritmico respiro della marea nel silenzio dell’alba e del tramonto, dagli occhi, infine, che invece di essere fissi su uno schermo ipnotizzante, vagavano curiosi a cercare il contatto col mondo e i suoi abitanti.