Archivio mensile:settembre 2012

Buona, sana e naturale! Cos’è?

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Grape

E’ la mia

TORTA INTEGRALE DI UVA!

Perfetta per una prima colazione da tempo di vendemmia.

250 g di farina 00

250 g di farina integrale

1 bustina di lievito per dolci

3 uova intere

un pizzico di sale

1 bustina di vanillina

latte (va bene anche parzialmente scremato)

200 g di zucchero di canna grezzo

120 g di burro a temperatura ambiente

500 g di acini d’uva senza semi (bianca o nera a piacere)

  • Setacciare la farina con il lievito, unirvi le uova precedentemente sbattute con il sale, infine lo zucchero e la vanillina;

  • Aggiungere il burro e il latte fino ad ottenere un composto morbido, poi unirvi gli acini d’uva lavati, asciugati e ben infarinati;

  • Imburrare una tortiera  grande, versarvi il composto e cuocere in forno caldo a 180° C per circa 50 min;

  • Lasciar indiepidire nello stampo per 5 min, poi sformare su di una gratella.

     

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Quest’estate il caso (almeno credo) mi ha portato per due mesi esatti al mare.

Dal 1 luglio al 1 settembre senza alcuna connessione: nessun portatile, nessun I-phone o tablet, niente wireless; niente e-mail, niente facebook o pinterest o anobii o polyvore o twitter o groupon; niente wordpress.

Senza alcuna disperazione, né crisi di astinenza ho ben presto scoperto la differenza tra l’essere connessi e l’essere in contatto con il mondo:

nessun post cui prestare attenzione, nessun link da esplorare, nessuna immagine da scaricare, nessun “mi piace” da cliccare… Le informazioni mi arrivavano dal piede che posava sulla sabbia umida o rovente e giocava con i suoi granelli, dal polpaccio che testava la temperatura dell’acqua, dalle narici che inalavano l’aria fresca del mattino in bicicletta, dallo stomaco che mi segnalava quando era ora di focaccia, dal palmo della mia mano che accarezzava la nuca di mia figlia per sentire se scottava troppo sotto il sole, dalle gambe fresche e felici e libere nell’azzurro del mare, dal corpo stanco e accaldato che cede al sonno del dopo pranzo, dalle orecchie che percepivano il ritmico respiro della marea nel silenzio dell’alba e del tramonto, dagli occhi, infine, che invece di essere fissi su uno schermo ipnotizzante, vagavano curiosi a cercare il contatto col mondo e i suoi abitanti.