Sono s-collocata!

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Senza titolo #65

Ieri la mia amica, nonché personal guru, Anna mi ha segnalato l’esistenza dell’Ufficio di scollocamento (http://scollocamento.ilcambiamento.it/), uno sportello pensato per aiutare le persone a riflettere concretamente su di una possibilità: cambiare vita! Scollocarsi.

Scollocarsi non è ri-collocarsi, bensì collocarsi fuori da un sistema i cui valori non si condividono più, fuori dai suoi schemi precostituiti e omologanti, fuori dalla mentalità del consumo, fuori da uno stile di vita basato su ritmi di lavoro insostenibili e inumani. Scollocarsi non è pensato come una via di fuga, bensì come una via d’uscita alla ricerca di una nuova e personale idea di benessere.

Dalle generazioni che ci hanno preceduto abbiamo ereditato il sogno di una società benestante fatta di famiglie con la seconda casa al mare e la terza casa in montagna, i figli alle scuole private, tutti i week-end e i ponti passati fuori città. Ma questo è appunto un ideale ereditato. E’ ancora attuale? E’ ancora sostenibile? Ma, soprattutto, è il nostro?

Abbiamo bisogno di due auto? (in realtà la domanda che dovremmo porci è se abbiamo veramente bisogno di un’auto…). La formazione scolastica che stiamo dando ai nostri figli o che stiamo programmando per loro (dalle mille attività del pomeriggio dopo la scuola fino all’università e al master) è ancora valida? Sarà in grado di fornire loro gli strumenti necessari ad affrontare il nuovo che è alle porte? Forma delle persone o fornisce solo informazioni facilmente deperibili insieme con i tempi che cambiano?

Sono queste le domande che l’Ufficio di scollocamento invita a porsi. Ma la cosa interessante è che chiede alle persone di suggerirne altre. Nuove domande. Nuovi dubbi.

Ognuno offra poi le sue risposte, segua il suo percorso, si scelga le sue tappe e le sue mete. L’importante è non saltare questa domanda: sono collocato nel posto giusto? quello che questa società mi sta offrendo è veramente quello che voglio o forse sono stato semplicemente attratto da una bella confezione?

Io questa domanda me la sono fatta e già da qualche mese mi sono autonomamente scollocata.

Fino a gennaio avevo uno stipendio a fine mese, ma ero un’infelice statale a tempo indeterminato; adesso non ho quasi mai un soldo in tasca, però ho il mio tempo. Il tempo per osservare, per vedere, per pensare, per ascoltare, per esserci con mia figlia e con la mia famiglia, per aiutare i miei vicini e i miei amici e per scrivere su questo inutile e improduttivo blog!

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