Archivio mensile:maggio 2012

Let’s Get Paranoid: Siamo tutti malati di diete e perché le diete non funzionano

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Dieting doesn't work

Mettetevi comodi.

Si, mettetevi comodi: scendete per un attimo dai tacchi e allentate quel bottone in vita un po’ troppo comprimente o il nodo alla cravatta e… respirate!

Pronti a godervi lo spettacolo?

Già, lo spettacolo: quello di un bimbo alle prese con le sue prime pappe, i primi piattini, i primi gusti e, ovviamente, le sue prime preferenze. I primi “SI” e i primi “NO”.

Sputacchia disgustato o apprezza compiaciuto. E’ tutto molto semplice: piacere-gratificazione o repulsione-allontanamento.

A parte qualche macchia sul vestito, tutto funziona a meraviglia!

E allora perché con noi non funziona così? Ho fame, mangio. Mi appetisce, lo provo. Lo assaggio, mi piace, lo finisco. Non ho appetito, non mangio. Non mi piace, lo lascio. Mi piace ma mi sento sazio, lo allontano.

Che cosa si è frapposto tra noi e questo copione così basic, ma anche così efficace?

Risposta: la cultura. Non siamo più capaci, sembra, di seguire il nostro istinto, non diamo più fiducia alle sensazioni del nostro corpo, non diamo seguito ai suoi messaggi. E invece di ascoltare quello che la natura ci dice, prestiamo orecchio unicamente alle mille voci di una società decadente ossessionata dall’alimentazione, dal cibo e, soprattutto, dalle diete.

Siamo tutti perennemente a regime a qualsiasi età e anche quando non ne avremmo affatto bisogno: la Dukan, la Zona, la dissociata, la pentadieta, … Prima o poi, tornerà, per amore del vintage, anche la dieta punti delle nostre mamme. E se anche non seguiamo un vero e proprio regime stabilito sulla carta, riempiamo i nostri carrelli di cibi alleggeriti, o presunti tali, ci gonfiamo di yogurt snelli, sostituiamo il pasto con barrette plastificate, eliminiamo alcuni alimenti o, peggio ancora, interi gruppi alimentari, esageriamo col caffè perché tanto non ha calorie, saltiamo i pasti, componiamo menu monotematici di solo frutta o solo verdura… E poi c’è la spirale del “dovrei mettermi a dieta”, “incomincio lunedi”, “oggi è festa e quindi posso mangiare oltre misura”, “ho sgarrato un pochino, tanto vale che mi lasci andare del tutto” …

Ovunque in famiglia, al mercato, in ufficio, in spiaggia, ai giardinetti, su facebook, sembra che tutti sappiano perfettamente come nutrirsi per essere belli, sani, in forma, vitali. In teoria.

Insomma, il quadro che ne viene fuori a me sembra questo:

  • poche persone hanno bisogno di seguire un regime controllato e/o di escludere del tutto alcuni cibi (per obesità, intolleranze, allergie, presenza di patologie gravi);

  • sia le persone che sono in sovrappeso, sia quelle che non hanno problemi col girovita vivono perennemente controllate a tavola. Le prime non dimagriscono (o dimagriscono e poi riprendono i kg smaltiti e anche qualcuno di più); le altre vivono comunque male, instaurando un pessimo rapporto con se stessi, col proprio corpo e con uno dei grandi piaceri della vita;

  • ci sono quindi i malati reali e i “malati di dieta”;

  • per questi ultimi le diete non funzionano, anzi generano una pericolosa e autoalimentante forma di ossessione che nei casi peggiori vediamo sfociare in disturbi ossessivo-compulsivi (le tristemente note anoressie e bulimie), e nella maggior parte dei casi intristiscono la nostra tavola e la nostra vita con dubbi, timori e sensi di colpa.

Che cosa fare per uscire da questa cornice così penalizzante per tutti?

Io, che appartenevo alla categoria “malati di dieta” anche se perfettamente in forma, sono tornata ad immaginare il bimbo che sperimenta i sapori per la prima volta. Ho eliminato tutte le idee preconcette, le mediazioni, quello che mi avevano passato, tutto quello che avevo letto, quello che avevo sentito in tv. E ho provato a tornare alle origini.

Alle origini io ci ho trovato VENERE e MARTE!

Venere, il principio del piacere puro, dell’accogliere, il “SI”; Marte, l’archetipo del combattere, dell’allontanare, il “NO”.

Li lascio parlare, sto a sentire che cosa mi suggeriscono in cucina e ai fornelli…

Mi concentro su quello che provo anche solo al pensiero di un cibo.

Se mangio solo ciò che davvero desidero (Venere) e allontano quello che in quel momento non mi piace o non mi appetisce o mi è di troppo (Marte), finisco per mangiare meno (a volte anche meno di quello che prevederebbe una dieta scritta appositamente per me), e finisco per sentirmi bene e in pace con me stessa. Sempre.

Il cibo è energia e nutrimento per il mio organismo e il mio organismo è competente, mi parla, sa molto meglio di me di che cosa ha bisogno e che cosa deve evitare in ogni momento.

Inoltre io non sono mai uguale a me stessa: cambio in continuazione con le ore del giorno, con le stagioni, con il clima, con il ciclo mensile, con quello che mi succede nella vita, forse anche con le fasi lunari. Questi mutamenti sono imprevedibili per me, figuriamoci per un dietologo o per chiunque voglia prescrivermi un regime dato a priori.

Oggi, molto semplicemente, davanti ad ogni piatto visualizzo la mia Venere che si spende solo per il puro piacere e per nessun’altra considerazione di ordine pratico o di convenienza e visualizzo il mio Marte che è in grado di dire di no in modo secco e deciso. E, sorpresa, ho scoperto che il più delle volte Venere ha voglia di re-mineralizzante frutta secca o di una rinfrescante spremuta di pompelmo, di un vitaminico centrifugato, di un pezzetto di parmigiano o di un semplicissimo riso in bianco; mentre Marte è in grado di  allontanare anche la più lussuriosa e pannosa torta di cioccolato.

Ehi, non ci avevo pensato: quasi quasi brevetto il metodo e lo chiamo “La dieta Marte e Venere“, ci scrivo libri, tengo conferenze in giro per il mondo e faccio soldi a palate!!!

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Niente caramello dagli sconosciuti

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Cooking show

Crème Caramel

4 uova intere + 1 albume

140 g  + 2 cucchiate a parte di zucchero

1/2 lt di latte intero

scorza d’arancia grattugiata (facoltativo)

  • Lavorare a lungo le uova e l’albume con lo zucchero

  • Aggiungere poco per volta il latte ben caldo  continuando a mescolare

  • Se lo si desidera, aromatizzare con la scorza d’arancia tritata

  • Mettere  2 cucchiate di zucchero in uno stampo da budino adatto alla cottura. Passarlo sul fornello acceso fino a che il calore imbiondisce lo zucchero caramellandolo.

  • Versare nello stampo il composto con le uova e il latte

  • Cuocere a bagnomaria in forno a a 200°C per circa 40 min (il bagnomaria in forno si realizza mettendo lo stampo da budino in una teglia piu’ grande riempita per metà di acqua già calda)

  • Lasciar intiepidire a temperatura ambiente e poi in frigorifero

  • Sformare su di un grande piatto da portare e, volendo, decorare con ciuffetti di panna montata

  • L’ideale è prepararlo il giorno prima di servirlo

Sono s-collocata!

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Senza titolo #65

Ieri la mia amica, nonché personal guru, Anna mi ha segnalato l’esistenza dell’Ufficio di scollocamento (http://scollocamento.ilcambiamento.it/), uno sportello pensato per aiutare le persone a riflettere concretamente su di una possibilità: cambiare vita! Scollocarsi.

Scollocarsi non è ri-collocarsi, bensì collocarsi fuori da un sistema i cui valori non si condividono più, fuori dai suoi schemi precostituiti e omologanti, fuori dalla mentalità del consumo, fuori da uno stile di vita basato su ritmi di lavoro insostenibili e inumani. Scollocarsi non è pensato come una via di fuga, bensì come una via d’uscita alla ricerca di una nuova e personale idea di benessere.

Dalle generazioni che ci hanno preceduto abbiamo ereditato il sogno di una società benestante fatta di famiglie con la seconda casa al mare e la terza casa in montagna, i figli alle scuole private, tutti i week-end e i ponti passati fuori città. Ma questo è appunto un ideale ereditato. E’ ancora attuale? E’ ancora sostenibile? Ma, soprattutto, è il nostro?

Abbiamo bisogno di due auto? (in realtà la domanda che dovremmo porci è se abbiamo veramente bisogno di un’auto…). La formazione scolastica che stiamo dando ai nostri figli o che stiamo programmando per loro (dalle mille attività del pomeriggio dopo la scuola fino all’università e al master) è ancora valida? Sarà in grado di fornire loro gli strumenti necessari ad affrontare il nuovo che è alle porte? Forma delle persone o fornisce solo informazioni facilmente deperibili insieme con i tempi che cambiano?

Sono queste le domande che l’Ufficio di scollocamento invita a porsi. Ma la cosa interessante è che chiede alle persone di suggerirne altre. Nuove domande. Nuovi dubbi.

Ognuno offra poi le sue risposte, segua il suo percorso, si scelga le sue tappe e le sue mete. L’importante è non saltare questa domanda: sono collocato nel posto giusto? quello che questa società mi sta offrendo è veramente quello che voglio o forse sono stato semplicemente attratto da una bella confezione?

Io questa domanda me la sono fatta e già da qualche mese mi sono autonomamente scollocata.

Fino a gennaio avevo uno stipendio a fine mese, ma ero un’infelice statale a tempo indeterminato; adesso non ho quasi mai un soldo in tasca, però ho il mio tempo. Il tempo per osservare, per vedere, per pensare, per ascoltare, per esserci con mia figlia e con la mia famiglia, per aiutare i miei vicini e i miei amici e per scrivere su questo inutile e improduttivo blog!

Dinner is Ready!

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Dinner is Ready!

Chi lo fa più il Polpettone?

Io!

E adesso anche voi…

500 g di polpa di manzo tritata

100 g di parmigiano grattuggiato

50 g di prosciutto cotto tritato

30 g di pangrattato

2 uova

un trito di rosmarino, maggiorana, salvia, timo ed erba cipollina

olio extravergine d’oliva

sale e pepe

  • Lavorare la carne con il formaggio, il cotto, le erbe aromatiche, le uova intere, il sale e il pepe.

  • Dare al tutto una forma di salsicciotto e passarlo nel pangrattato

  • Adagiarlo in una pirofila con 4 cucchiai d’olio

  • Cuocere in forno caldo a 180°C per 1 ora circa

  • A metà cottura girare il polpettone e, se occorre, aggiungere altro olio

  • Attendere un paio di minuti prima di tagliarlo a fette

  • Si puo’ servire caldo, accompagnato da un classico purè di patate, ma anche freddo

Chiedilo a mE – La posta dei lettori

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Chiedilo a mE

Questa settimana si inaugura una nuova rubrica: “Chiedilo a mE

Se hai un problema assillante, una domanda esistenziale ricorrente; se sei alla ricerca di quel piccolo consiglio che ti cambierà la vita o se cerchi semplicemente un suggerimento per migliorare il tuo life-style, indirizza i tuoi quesiti a “Chiedilo a mE”…

Cara mE,

sono disperata. Da qualche mese il mio lavoro è diventato un vero e proprio incubo: i miei capi si divertono a giocare a poliziotto buono/poliziotto cattivo e io mi ritrovo senza un dirigente che sia in grado di ascoltarmi. Con la scusa di un’attività da responsabile, sono stata invece demansionata. La mole di lavoro è insostenibile e l’ufficio si trova perennemente sottorganico. Lavoro come un automa senza riuscire a dare alcun valore aggiunto a ciò che faccio. Non mi lasciano prendere ferie o permessi perchè le scadenze incombono in continuazione. Lavoro tantissimo e non basta mai. Mi sento schiava della mia scrivania. Sono stanchissima. Respiro male. Sono arrivata persino a perdere il sonno per la rabbia e le preoccupazioni. I rapporti con le mie colleghe diventano ogni giorno più tesi. Anche le relazioni familiari sono messe a repentaglio perché sono nervosa e poco disponibile e parlo solo di lavoro. Ho perso ogni residuo senso dell’umorismo.

Il servizio che fornisco è di pessima qualità. Molti utenti sono persone frettolose, sgarbate e arroganti.

Nei quasi 10 anni di lavoro in questo Ente mi sono progressivamente sempre più allontanata dalla mia formazione e le tematiche che mi trovo ad affrontare ora mi sono estranee, per non dire del tutto aliene.

Ovviamente ho provato a chiedere un trasferimento. Ho provato persino a chiedere un’aspettativa senza stipendio. La risposta è sempre stata la stessa: no. Stavo pretendendo troppo.

Che cosa mi rimane da fare? Come posso, con i tempi che corrono, buttare alle ortiche un contratto vero?

tua

Indeterminata Disperata

Cara Indeterminata Disperata,

di qualsiasi tipo siano i tempi che corrono, ti sei praticamente risposta da sola: se il tuo fine è salvare il tuo lavoro, allora rimani e lotta! Prova a cercare un interlocutore più in alto dei due squallidi furbastri, docenti emeriti di mobbing applicato, con cui sei capitata. Scrivi, denuncia, fai causa, datti da fare, non mollare, insomma.

Se il tuo fine, invece, è, come mi sembra, salvare te stessa per tornare a fare qualcosa che ti assomiglia di più, allora licenziati in tronco, non sprecare ulteriori energie in compianti e recriminazioni e trasformati da Indeterminata Disperata a Determinata Serena!

tua

mE

Cooking for dummies

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Cooking for dummies

Tutti, ma proprio tutti, riescono a preparare un semplicissimo

Ciambellone allo Yogurt

N.B.: utilizzare come misurino degli ingredienti il vasetto dello yogurt da 125ml

1 vasetto di yogurt magro (anche alla frutta)

4 vasetti di farina

mezzo vasetto di olio di mais

1 vasetto e mezzo di zucchero

2 uova intere

scorza di limone tritata

1 bustina di lievito per dolci

1 bustina di aroma di vaniglia

un pizzico di sale

  • Preriscaldare il forno a 200° C e imburrare uno stampo per ciambella

  • Amalgamare farina, yogurt e olio

  • Unire tutti gli altri ingredienti

  • Versare il composto nella tortiera e infornare per circa 30 min