Archivio mensile:marzo 2012

Let’s make sandwiches!

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Let's make sandwiches

C’è bisogno che vi scriva come si confeziona un sandwich?

No, ovviamente, non c’è bisogno!!!

Ma non è forse questo il bello di tenere un blog che s’intitola “qualcosadinutile”?!

Per cui eccovi due mousse per tramezzini con pane a cassetta (i classici triangolini) oppure da usare come gustose salsine da aperitivo servendole con crackers, taralli, tacos, verdurine da pinzimonio e in infinite altre versioni…

Mousse di tonno alla Claudia  

(stessa amica della torta “cuore di cioccolato”)

Ingredienti:

1 confezione piccola di tonno sott’olio (mia marca preferita: Rio Mare)

1 confezione piccola di formaggio tipo Philadelphia (mia marca preferita: Philadelphia)

 poco succo di limone

qualche capperino sott’aceto ben sciacquato sotto l’acqua corrente e asciugato nella carta casa

Frullare tutti gli ingredienti (io utilizzo un frullatore ad immersione) fino ad ottenere un composto liscio e cremoso

Mousse di prosciutto  

Ingredienti:

150 g di prosciutto cotto

300 g di formaggio tipo Philadelphia

Frullare formaggio e prosciutto insieme fino ad ottenere un composto liscio e cremoso

Un paio di idee in più:

  • Entrambe le mousse possono essere congelate

  • Anche i tramezzini già pronti possono essere surgelati. Scongelandone qualcuno al mattino sarete a posto per la merenda dei bambini o per un menù d’emergenza (sciopero della ristorazione a scuola)

  • Per feste di compleanno si possono sostituire ai soliti noiosi triangolini, fette di pan carré tagliate con formine tagliapasta e decorate con spicchi di pomodorino ciliegia, olive verdi snocciolate e foglioline d’insalata.

Beauty is Truth

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Sto riempiendo la mia vita di cose belle:

  • al secondo piano di un palazzo anni Venti di Milano, progettato dal Portaluppi, si visita l’appartamento che fu dei coniugi Boschi, collezionisti d’arte, ingegnere in Pirelli lui, Antonio, e ceramista lei, la bionda e sportiva Marieda. Le stanze sono una meraviglia di luminosità d’epoca: luce dal grande bow-window, luce dai lampadari Venini con i loro pastelli violetti e verde giada, luminoso il parquet color biondo miele, luminosa persino la graniglia che riveste i pavimenti dell’ingresso e dei locali di passaggio… E poi i De Chirico, i Fontana, i Sironi, Piero Marussig, Remo Brindisi: ovunque  gioia per gli occhi, arricchimento emotivo e  fonte di ispirazione creativa;

  • in una viuzza che se non la conosci non la trovi, non lontano da Casa Boschi Di Stefano, s’incontra The Small, un minuscolo market restaurant con dodici coperti più un paio di tavolini sulla strada. Qui la coppia di veri e propri collezionisti di pezzi d’arredo e di stoviglie mai uguali tra loro e’ composta da Alessandro e Marco che fanno di ogni portata, e persino di un caffè macchiato, un evento creativo;

  • tre donne, tre amiche, tre sorrisi specialissimi, tre storie: dolce Doris e pepata Eduarda con cui ho condiviso il ricco percorso d’arte del novecento italiano e radiosa Claudia che ha sperimentato con me la cucina di The Small.

Bellezza è Verità, Verità è Bellezza, questo solo sulla Terra sapete, ed è quanto basta – Seguendo Keats, sto riempiendo la mia vita, i miei occhi, la mia mente di bellezza, come una cura disintossicante nell’attesa della guarigione dal grigio, dalla noia, dalla polvere, dall’opacità, dall’ottusità, dalla ripetitività, dall’arroganza dell’ambiente accademico in cui mi trovavo fino a un paio di mesi fa.

Ora mi sto concedendo il lusso del tempo per ricercare, creare e assaporare la bellezza in tutte le sue manifestazioni: questa per il momento è la mia Verità… non chiedetemi altro…

La Signora Loa e la sigaretta

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Farmer's Market

La Signora Loa è il mio appuntamento del giovedi mattina.

Davanti alla sua bancarella Coldiretti sfodera sorriso, panza rotonda e le coloratissime verdure del suo orto: c’è la lollo in cespi verdi e violetti, i rossi pomodorini della sua serra, i mazzetti arancioni delle carotine, il rosa cipria delle ovette fresche di giornata. E poi ancora: la rassicurante rotondità della zucca mantovana, la disordinata pungente freschezza dell’insalata paesana, la lattea consistenza del cavolfiore, la robusta presenza delle patate color giallo terra e la promettente sapidità delle verdissime erbette.

L’angolo dei dolcetti fatti in casa, ogni settimana diversi, affianca eleganti vasetti di marmellata chiusi con fili di rafia naturale e piccoli mix di sale ed erbe fini per insaporire tutti i piatti.

Arrivo presto, prima che i meravigliosi cestini inizino a svuotarsi, e mi godo lo spettacolo;  la Signora Loa impartisce lezioni di cucina dalle ricette della sua nonna austriaca ed io, mentre spiega il trucco per le patatine fritte croccanti fuori, ma morbidissime dentro, mi sorprendo ad immaginarla indaffarata, tra un panetto di strutto e un ragù sul fuoco, in un cucinone di campagna come quelli di una volta, con un paio di gatti che le si attorcigliano intorno e fuori dalla finestra l’eterna nebbia fitta del suo agro lodigiano…

L’idillio si è interrotto bruscamente giovedi scorso quando la Signora Loa, parlando al suo fedele pubblico di massaie di ritorno – tra cui la sottoscritta – si è accesa una sigaretta.

E allora ho realizzato che il mio carrello della spesa sarà anche un carrello “a km zero” che parla dello stile di vita responsabile di chi evita gli ipermercati e si dimentica dove ha parcheggiato l’auto più di un mese prima, ma che gli alimenti di stagione che contiene vengono pur sempre da una delle zone a più alta concentrazione di inquinanti d’Italia!

Perciò, cara (in tutti i sensi) Signora Loa, ci vediamo giovedi. Pero’ questa volta mi fermerò anche alla bancarella accanto alla sua a comprare un chilo di cime di rapa pugliesi, le arance da Enna, le banane Del Monte e, pensi un po’, persino l’aglio che viene direttamente dalla Cina…

Let’s Get Paranoid 4

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Stressed out

L’attuale contingenza economica ci ha costretto a vedere tragicamente ribaltato il famoso “Lavorare meno, lavorare tutti” nel penoso “Lavorare tanto, lavorare in pochi”.

I pochi arrivano in ufficio all’alba, staccano dopo il tramonto e partecipano a riunioni organizzative con la dirigenza in orari che sarebbero più adatti al “timbro il cartellino e vado a casa” che non al “salvo l’ultima slide e stampo”.

I pochi non meritano recuperi, permessi o ferie, anche quando i loro tabulati-presenze, se potessero parlare, urlerebbero il contrario!

I pochi dormono poco.

I pochi mangiano male.

I pochi non hanno una famiglia o si sono dimenticati di averla.

I pochi minimizzano la tracheite a dicembre e trascurano la bronchite a gennaio.

I pochi non alzano gli occhi dal loro foglio excel nemmeno per l’allarme antincendio.

I pochi controllano la posta elettronica di lavoro il sabato sera e, compulsivamente, … cliccano reply.

I pochi sono sempre in servizio.

I pochi si fanno carico comunque e sempre, e anche loro malgrado, di qualsiasi situazione difficile o di emergenza capiti in ufficio.

I pochi sono sempre in prima linea.

I pochi non sono capaci di dire di no. L’espressione “Adesso basta!” non sarà MAI modulata dalle loro corde vocali.

I pochi si lamentano – oh, se si lamentano! – ma non si spostano.

I pochi hanno le spalle larghe e sono convinti di poter reggere qualsiasi situazione insostenibile.

I pochi si sentono responsabili anche quando non sono stati ufficialmente incaricati di una responsabilità.

I pochi, quando ricevono meno, reagiscono dando di più.

I pochi soffrono perchè sono molto sensibili, ma non rispondono ai torti.

Insomma i pochi sono perfetti MASOCHISTI!

Oddio… eccolo il solito pensiero paranoide che si fa strada:

ma non sara’ che lassù, all’area risorse umane, hanno un qualche test o sistema psicologico per individuare al primo colloquio questa insana, ma comoda, sottile perversione dell’animo umano?!

Is This Mummy-Lit?

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Mothers

Sembra proprio inevitabile. Arriva sempre il momento – intorno ai 35-40, piu’ o meno dopo un primo figlio – in cui affermate professioniste, giornaliste o donne di spettacolo smettono di occuparsi di economia, diritti, cronaca, politica, alimentazione, calcio, persino di sesso, e si buttano anima e corpo nella mummy literature!

Dimentiche di qualsiasi altro argomento abbiano più o meno brillantemente affrontato in passato, la loro unica missione sembra essere il descrivere, ad altre mamme come loro, le gioie e i dolori della vita familiare.

E allora ecco le peripezie della mamma che corre in riunione con la camicetta “condita” di marmellata; ecco a noi il ritratto della mamma lobotomizzata davanti al pc dell’ufficio dopo una notte insonne; ecco il racconto dettagliato di quella volta in cui il marito/compagno ha accompagnato la figlia a danza facendole indossare i collant gialli del vestito di carnevale.

Sembra proprio inevitabile… Ecco quindi anche il mio personale contributo al genere:

“Pomeriggio. Ieri.  Dopo essere stata ripresa dalla maestra d’asilo per non aver saputo fare a mia figlia Ada una coda che tenesse per tutto il giorno, torno a casa merendando Ada lungo il tragitto con banana prontamente tratta dalla borsetta. Un poco di Pimpa, Armando e coniglietti e mi accorgo che fuori è già buio! Rapida mi fiondo nel multitasking mammesco delle sei e mezza di sera: bagnetto (vuole indossare gli occhialini della piscina. dove li ho messi?), arrosto in forno, lavapiatti da svuotare, nel frattempo avevo iniziato anche a stirare (non spreco il ferro già caldo e quindi cerco di continuare), degli eccitati “mamma, guarda” sopraggiungono dal bagno mentre il pensiero è sintonizzato su quale contorno proporre (insalata pre-lavata o piselli surgelati? cerco di ricordare che cosa avevo letto al mattino sul menu appeso a scuola…), il gatto miagola davanti al forno e… all’improvviso salta la luce (dimenticavo di aver programmato la lavatrice)…

Adesso scegliete voi il finale:

  1. una mamma sull’orlo di una crisi di nervi mette insieme i pezzi del puzzle alla bell’e meglio e quando il marito torna a casa, dopo le otto, e trova bimba lavata, profumata e pigiamata e arrosto fumante in tavola, chiede con un bel sorriso ingenuo e disarmante “e le patatine?”…

  2. la mamma è in effetti sull’orlo di una crisi di nervi (complice una devastante sindrome premestruale) e sta per dare i numeri quando, mezz’ora prima del solito, rientra il marito con un sorriso trionfante e un mazzo di tulipani gialli in mano. Dice “Auguri per il nostro compimese, amore” e poi “Lascia, asciugo io i capelli a Ada”. L’arrosto risulta tenero e cotto al punto giusto e la mamma riceve i complimenti di tutti. Viene aperta per l’occasione una bottiglia di rosso frizzante del Salento, Ada divora anche l’insalata e la serata termina con il papà che con la sua bella voce legge un capitolo di “Gelsomino nel paese dei bugiardi”, mentre la mamma riesce così a finire di stirare.

Non ci crederete, ma il 2. è proprio quello che è successo a me ieri!”

… Inutile… la mia vita non è proprio tagliata per poter fare della buona mummy-lit!

Ciambellone di carote

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Carrots

Piace davvero ai bambini! Io lo surgelo a fette singole che scongelo al mattino per la merenda del pomeriggio.

Ingredienti:

250 g di carote

125 g di burro a temperatura ambiente

185 g di zucchero

3 uova intere

250 g di farina

80 g di mandorle tritate

buccia di 1 limone grattuggiata (oppure 3 cucchiai di limoncello)

1 bustina di lievito per dolci

1 pizzico di sale

  • Tritare le carote nel tritatutto e lasciarle asciugare per almeno 1 ora tra due fogli doppi di carta da cucina per togliere l’umidità.

  • Lavorare a crema burro e zucchero; aggiungervi le uova, mescolando bene fino a far diventare il composto cremoso ed omogeneo.

  • Unire il limoncello (o la buccia di limone) e il sale. Poi aggiugere la farina setacciata insieme con il lievito e, infine, le mandorle e le carote.

  • Versare in uno stampo per ciambella ben imburrato.

  • Cuocere in forno caldo a 180° C per circa 40-45 minuti.