Let’s get paranoid 3

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C’e’ la crisi economica.

Le aziende private e gli enti pubblici non assumono e non reintegrano il personale mancante per pensionamento, maternità o altro.

Chi rimane è costretto a lavorare in una costante situazione di sotto-organico.

Chi rimane (fortunato possessore di un lavoro) deve pertanto produrre di più, sempre più in fretta e subendo sempre maggior pressione da parte della dirigenza.

Non solo il lavoro si svolge ad un ritmo sempre più rapido, ma anche la mente stessa incomincia a muoversi ad un ritmo sempre più rapido.

Una mente che galoppa diviene facile preda di emozioni negative come la collera e la paura.

Senza le adeguate condizioni di tranquillità, la nostra mente difficilmente riesce a provare la compassione, la tenerezza e l’amore.

Senza amore si perdono la pazienza, la gentilezza e il rispetto.

La fretta offusca anche la capacità di giudizio.

Il discernimento viene sostituito da decisioni improvvise, non vagliate con oculatezza.

Alle decisioni meditate si sostituiscono i riflessi condizionati.

L’uomo diventa macchina.

La persona non pensa più, non crea più nulla di nuovo. Viene di continuo ripetuto il già fatto e il già visto.

Ciò che viene prodotto (l’articolo di un quotidiano, un cartellone pubblicitario, un programma televisivo, un servizio all’utente allo sportello postale, una ricerca scientifica, …) perde in qualità, in valore intrinseco, perché deriva dalla coazione di pensiero e non dalla libertà del singolo.

Ma come possiamo uscire dalla crisi se continuamo a produrre oggetti e servizi scadenti; se siamo privi di idee perché perché siamo stati privati del tempo per pensare?!

La risposta paranoide che mi sono data è che forse proprio non c’è la volontà di uscirne: non è infatti molto più comodo avere a disposizione corpi che vivono in modo quasi automatico, che ripetono senza soluzione di continuità la stessa reazione al medesimo impulso?! Non è forse più comodo avere a disposizione consumatori che cercano la risposta al disagio di non avere più alcuno scambio con la propria anima nelle droghe, nei farmaci, nell’alcol, nel fumo, nel cibo in eccesso, negli acquisti in eccesso, nella pornografia, nel ripetersi di relazioni interpersonali depauperanti e dannose o in qualsiasi altra ossessione o comportamento compulsivo?

Ma con ogni probabilità si tratta solo di un pensiero paranoide…

P.S.: questo post è dedicato a Laura, un’amica, una persona molto bella e intelligente che sta lottando per non essere stritolata dagli ingranaggi della catena di montaggio in cui si trova.

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